Visualizzazione post con etichetta francesco frangipane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta francesco frangipane. Mostra tutti i post

giovedì 17 maggio 2018

PRIMA DI ANDAR VIA - Regia di Francesco Frangipane


In scena dal 9 al 27 maggio al teatro Piccolo Eliseo, torna in scena “Prima di andar via”, opera scritta da Filippo Gili per la regia di Francesco Frangipane, uno dei testi che insieme a “L'ora accanto” e “Dall'alto di una fredda torre”, compongono una fortunata e intensa trilogia drammaturgica che indaga in modi diversi temi legati al rapporto tra amore e morte, dinamiche familiari distorte, il libero arbitrio, la struttura della tragedia classica che incontra il contemporaneo.
Una madre, un padre, due sorelle e un fratello riuniti intorno a un tavolo, una cena come tante, una famiglia ordinaria che chiacchiera di cose ordinarie, gli esami universitari, i nipotini, le vacanze. Scherzano, ridono, battibeccano, le voci si accavallano affrescandoci uno spaccato di quotidianità. Solo il figlio più grande Francesco, resta a lungo silente, ma quando aprirà bocca, lancerà una bomba che scuoterà le fondamenta di tutta la famiglia. “Io domani non sarà più vivo” il suo agghiacciante annuncio.
Ha un fascino sinistro il modo in cui intorno all'intimità domestica della tavola da pranzo, pian piano assistiamo al cedimento psichico di tutti i personaggi e osserviamo affiorare conflitti, rimpianti, pudori, ostinazioni.
La pièce ci lascia spiare il quotidiano, con i suoi tempi, le pause, i lunghi respiri, i silenzi densi che non tolgono ritmo, anzi, accelerano i battiti, e raffinano l'ascolto. Francesco si sente un morto che cammina, svuotato dalla recente perdita della moglie, annuncia la sua decisone, ponderata, razionale, incontrastabile, presentando la morte come qualcosa di salvifico, unico strumento di libertà.
Ma più che il dramma dell'uomo, assistiamo al dramma della famiglia.
Dove finisce l'amore e dove inizia l'egoismo,l'attaccamento, la morbosità, la paura dell'instabilità, il castello di certezze e abitudini che la presenza di un congiunto costruisce nella nostra vita?
La scenografia è essenziale, fredda, severa, un tavolo, delle sedie, alcuni suppellettili che ai lati della scena suggeriscono la presenza degli altri ambienti domestici separati da mura invisibili. I personaggi non escono mai di scena, restano immobili ai lati del palco come statue di cera, annichiliti, per poi tornare a combattere come alternandosi al centro di un ring immaginario che non vedrà né vincitori né vinti.
Ciò che emerge è un generale senso di impotenza, il cui apogeo si manifesta in un abbraccio collettivo, un intreccio di disperazione, il vano tentativo di aggrapparsi alla vita di Francesco, alla loro vita, non farlo andare via, tenerlo a sé a tutti i costi. Sono tante le domande che la pièce solleva nelle coscienze degli spettatori.
Chi è il vero egoista? L'uomo che sceglie di utilizzare il suo libero arbitrio e decidere per la sua vita, a dispetto del dolore che sa di causare ai suoi congiunti, o quello dei suoi cari che vorrebbero ignorare quell'urlo d'angoscia e tenerlo accanto a loro anche così, uno zombie assuefatto al dolore? È normale che un uomo resti prostrato a tal punto per la perdita di una persona cara o ciò è sintomo di debolezza d'animo, scarsa presenza a se stesso? Magnifico Giorgio Colangeli nel ruolo di un padre ora burbero, ora tenero, che tenta di far valere la sua autorità nell'affanno di un cuore spezzato. Michela Martini è una madre piccola e fragile, Barbara Ronchi è la sorella più ostinata e combattiva, Aurora Perez è la più giovane, colei che sembra detenere un'ingenua saggezza, l'unica che in qualche modo riesce a empatizzare col dolere del fratello e rassegnarsi ad esso. Con il suo grido “E' finita!” tenta di placare la pertinacia e l'accanimento del resto della famiglia.
Non sembra facile trovare una verità nel dipingere una simile tragedia che può apparire inverosimile su molti punti di vista, ma Frangipane vi riesce, grazie alla recitazione asciutta di ottimi interpreti, una regia al servizio di un testo che se pur spietato, è priva di eccessive e inutili enfasi e lascia la platea sospesa tra lunghi silenzi e attese vibranti di parole.
Susy Suarez



Prima di andar via
di Filippo Gili
con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini,
Aurora Peres, Barbara Ronchi
scenografia Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni
luci Beppe Filipponio
musiche originali Roberto Angelini
regia Francesco Frangipane
Produzione ARGOT PRODUZIONI
Durata spettacolo: 75 minuti – atto unico




sabato 10 gennaio 2015

DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE- regia di Francesco Frangipane




Sempre più spesso capita di dover affrontare, anche in famiglia, il sopraggiungere di gravi ed a volte mortali malattie, ma cosa succede quando la malattia mortale colpisce entrambi i genitori, e due giovani figli vengono messi di fronte ad una delle più strazianti scelte che possa ricadere su un figlio? Una scelta che fa sentire paradossalmente impotenti, poiché qualsiasi essa sia, segnerà una condanna per tutti.

Scatta una tragedia familiare attraverso la quale l'autore scava all'interno dei meccanismi archetipici che legano padre, madre, figlio, figlia, sorella e fratello.

La struttura del teatro permette al pubblico di circondare a distanza ravvicinata lo spazio scenico

in modo da potersi sentire quasi parte di esso, testimone oculare di una tragedia che si dipana sempre più in profondità, diretta con onestà ed immediatezza.

Risulta impossibile non compenetrarsi nel dolore che dilania l'animo dei due fratelli (Massimiliano Benvenuto e Barbara Ronchi), uniti da un rapporto quasi carnale nella sua intensità. Le dinamiche psicologiche ed emotive che si innescano, risvegliano quei fantasmi che infestano l'inconscio di ognuno di noi, qualsiasi sia la nostra storia familiare o lo stato dei rapporti con i nostri congiunti. Ha un fascino sinistro il modo in cui intorno all'intimità domestica della tavola da pranzo, osserviamo affiorare tutti i conflitti taciuti, i rimpianti, le cicatrici, gli sciocchi pudori, quell'amore che rende quattro persone un' unità indissolubile anche e soprattutto di fronte alla morte.

La pièce ci lascia spiare la quotidianità, con i suoi tempi, le pause, silenzi densi e vibranti di parole.

Il tormento più impietoso per i due giovani, è la paura del baratro che verrebbe a risucchiarli dopo la scelta. Ma forse “soffrire in tre non è meglio che in due?”, come prova a suggerire il fratello nell'incessante brusio di pensieri che rischia di inghiottire la ragione.

A tutto ciò si affianca la disperata lotta intrapresa dal primario (Aglaia Mora) e dal giovane dottore (Matteo Quinzi) che seguono il caso clinico della famiglia, la quale vorrebbero pilotare la scelta della figlia, in nome di un etica professionale, di una deontologia, di una morale che mai quanto in questi casi affoga nel relativismo più profondo.

Qualsiasi scelta venga fatta, sarà una scelta atroce, ma alla fine cosa dirà la coscienza a i due ragazzi? Avranno la forza di decidere o decideranno di non scegliere? Infondo non sono solo i loro due anziani genitori, (due meravigliosi Ermanno De Biagi e Michela Martini), ma essi stessi a trovarsi in bilico a guardare giù, dall'alto di una fredda torre.

Un eccellente pezzo di teatro contemporaneo che tiene col cuore stretto ed il fiato sospeso per quasi due ore, che per la straordinaria bravura dei suoi interpreti, e per il sereno equilibrio senza sbavature della regia priva di inutili enfasi retoriche e pietismi, è una perla rara nel panorama del teatro contemporaneo italiano.

Susy Suarez



DAL 7 AL 25 GENNAIO 2015 al TEATRO ARGOT STUDIO
Progetto Goldstein
in collaborazione con Teatro Argot Studio e Uffici Teatrali

DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini,
Aglaia Mora, Matteo Quinzi, Barbara Ronchi
scenografia Francesco Ghisu
costumi Sabrina Beretta
musica Jonis Bascir
luci Giuseppe Filipponio