domenica 17 gennaio 2016

ANGELI - Regia di Filippo Gili

“Angeli” di Filippo Gili è un testo in cui l'autore e regista esprime la sua vena più ironica e surreale. Atmosfere tra favola e sogno in questo atto unico per due attori meravigliosi, i quali creano una dinamica travolgente che diventa sempre più mordace e fuori da ogni logica terrestre.
Tutto si svolge nel salotto di un uomo ordinario, Angelo (Arcangelo Iannace) che scopre di essere il “prescelto”, ed il suo angelo (Pier Giorgio Bellocchio) sceso in terra per portargli la felicità.
Ma dietro alle dinamiche esilaranti che si creano tra loro, c'è l'umorismo amaro che nasconde un chiaro messaggio: qual è la strada per raggiungere la felicità nella vita? La perenne, vana domanda che ogni essere umano si pone, ma a cui nemmeno un essere celeste come un angelo onnisciente può rispondere. Una tragicommedia dall'assetto molto “anglosassone” e vagamente “Pinteriano” per un autore che ripropone alcune tematiche ricorrenti nelle sue opere in una chiave però completamente nuova, quasi le ribalta per poi ritornare all’origine, dimostrando grande versatilità e ricchezza di contenuti.

Susy Suarez   

ANGELI
di Filippo Gili
con Pier Giorgio Bellocchio, Arcangelo Iannace
regia Filippo Gili
aiuto regia Silvia Picciaia
produzione Argot Produzioni
un progetto di Uffici Teatrali

martedì 15 dicembre 2015

THE CARNAGE-Regia Massimiliano Caprara

“The Carnage” in scena al Teatro dell'Orologio dall'8 al 20 dicembre, è la nuova pièce scritta dal regista, attore ed autore Max Caprara. Il titolo potrebbe trarre in inganno, riecheggiando quello del noto film di Polanski (a sua volta tratto da una testo teatrale), ed il fatto che Caprara si sia ispirato a questo lavoro è lampante, ma la sua abilità è stata quella di riproporre una situazione molto simile caratterizzando i personaggi in maniera del tutto originale, attualizzandone i contenuti, infondendovi il suo estro e creando qualcosa di totalmente autentico.
Protagoniste sono due coppie vicine di casa, una interpretata da Max Caprara e Veronica Milaneschi, l'altra da Michele Bevilacqua e Giada Prandi.La prima coppia da sole due settimane si è trasferita in quel nuovo quartiere, e viene invitata dalla seconda a cena a casa loro. Una cena “per conoscersi”.
In scena pochi elementi d'arredo essenziali, sufficienti a portarci all'interno di un tipico appartamento borghese, un divano di pelle, un tavolino, un tavolo da pranzo con eleganti sedie ed un balconcino con delle piante. Tutto lo spazio è delimitato da inquietanti sbarre.
Sulle prime c'è un certo imbarazzo per essere stati invitati a cena da due perfetti sconosciuti che si presentano come una tipica coppia benestante, un po' snob ma educati, eleganti ed attenti alle formalità.
L'atmosfera è civile e tollerante, offrono da bere, servono l'aperitivo ed ordinano una sofisticata cena Occitana per i loro ospiti.
La prima coppia di fronte a tale cortesia, cerca di superare l'imbarazzo e di allacciare una conversazione cordiale, ma ben presto la comunicazione imploderà, perdendo del tutto il suo valore ed innescando guerre continue, dapprima tra una coppia e l’altra e in seguito tra i due sessi.
Infatti a poco a poco nascono gli attriti, le provocazioni, il disprezzo, la rabbia, la violenza non solo verbale, in una specie di balletto frenetico in cui i ruoli e i bersagli cambiano continuamente.
L'incontro degenera in follia e si creano situazioni tragicomiche, discorsi da teatro dell'assurdo, nervosismi, tensioni, sorrisi forzati, fantomatici criceti in gabbia. Ed è proprio questo che appaiono tutti loro, uomini e donne in gabbia, stretti tra le sbarre delle proprie frustrazioni, costretti a vivere in un quartiere residenziale un tempo d'élite, diventato pian piano un'isolata periferia svuotata dalla crisi. È la guerra di una coppia verso l'altra, di due modi di vivere e di pensare, del rancore delle donne verso gli uomini, una guerra all'interno della coppia, in cui di colpo scoppiano i dissidi e i rancori da sempre taciuti, è un riconoscimento del proprio fallimento, del fallimento di un modo di vivere in cui non si è mai creduto. Un gioco al massacro appunto, nato dal nulla, che denuda le persone delle loro maschere, che le obbliga a rivelare la propria infelicità e incapacità a liberarsene, un viaggio che ripercorre l’involuzione antropologica di una società ridotta a brandelli e guidata dall'animalesco impulso di attaccarsi a vicenda. La velenosità scoppiettante dei dialoghi ben costruiti, le frasi al vetriolo e dosi massicce d’ironia che espongono tutta la piccolezza ed il ridicolo, fanno di questa pièce una esilarante tragicommedia. Il ritmo cresce incalzante grazie anche al grande affiatamento tra gli interpreti, ognuno dei quali dà il proprio contributo affinché la tensione impenni, e si arrivi a pensare che tutto possa accadere. E non si può che restare rapiti fino alla fine, chiedendosi fino a dove il carnaio possa arrivare.
Susy Suarez

THE CARNAGE
scritto e diretto da Massimiliano Caprara con Michele Bevilacqua, Max Caprara Veronica Milaneschi e Giada Prandi
Musiche originali Stefano Switala. Light designer Luca Carnevale. Costumi Daniela Cannella Scenografia Tiziana Liberotti Assistente alla regia Prisca Rebagliati Liguori. Produzione Aut-Out in collaborazione con O.T.N.I. e Sycamore T Company
prima nazionale
SALA MORETTI dall’8 al 20 dicembre 2015
dal martedì al sabato ore 21:30 | domenica ore 18:30














lunedì 30 novembre 2015

LOUISE BOURGEOIS-Falli, Ragni e Ghigliottine - Regia di Luca De Bei




In scena dal 24 novembre al 13 dicembre al Teatro dei Conciatori, Louise Bourgeois - Falli, Ragni e Ghigliottine, scritto e diretto dal prolifico autore e regista teatrale Luca De Bei. La pièce ci racconta la storia di un'artista controversa, nata in Francia e trasferitasi a New York negli anni trenta, città in cui la sua personalità artistica e visionaria trova modo di liberarsi diventando pioniera dell'arte contemporanea. La vita di questa anima complessa e tormentata è stata lunga e artisticamente feconda, sempre solitaria ed indifferente alle mode e alle correnti artistiche del momento. La sua opera ha influenzato fortemente gli artisti del suo tempo e quelli a venire. La Bourgeois ha realizzato una produzione immensa, divertendosi a mescolare marmo, ferro, acciaio, stoffa per dare forma ad una miriade di figure grottesche ed inquietanti, un universo creativo in cui scolpisce disagio e sofferenze, vera e propria galleria di catarsi del dolore. Molti la ricorderanno soprattutto per le sue opere più famose, come le immense sculture a forma di ragno installate in diverse città del mondo, ma chi conosce davvero la storia di questa donna e da dove nasceva la sua urgenza di creare un simile flusso di inquietanti simulacri? Ed ecco che chi assiste a questa pièce, viene accompagnato attraverso la vita, il percorso ed i moti dell'animo dell'artista che fu prima di tutto una donna, e lo fa attraverso la sua stessa bocca, o meglio, quella della sua interprete Margherita Di Rauso, la quale ci appare prima nei panni di una arzilla ed un po' bisbetica vecchietta dal volto solcato di rughe, un sorriso spiritoso, occhi vivi e pungenti, proprio come fu ritratta in una delle sue ultime foto, prima che scomparisse nel 2010 a New York all’età di 98 anni. Sul palco sale una donnetta scontrosa nei confronti dell'attenzione che le rivolge l'opinione pubblica, divisa dal desiderio di non essere “contaminata” dal successo e dal più istintuale e vanesio desiderio di riceverne l'abbraccio. Ecco che poi si toglie la maschera, ogni ruga sparisce per diventare solo Louise, che sconfigge la morte, si distacca dal suo personaggio e ci confessa ogni cosa, i retroscena della sua vita fattisi materia nelle opere. “L’arte è una garanzia di salute mentale” diceva. Infatti la sua si può considerare un'arte “riparativa”, una forma di rammendo psicologico. I suoi inventari emotivi, con tutta la loro logica ingarbugliata, erano per la Bourgeois un modo per riflettere su di sé, per elaborare i pensieri. Margherita Di Rauso sola su di un palco, una sedia e pochi oggetti di scena, ci dipinge il mondo della Borgues con intensità, svela la sua anima allo spettatore. Ci apre la porta della casa in cui è cresciuta da bambina, ci presenta i suoi genitori, ci racconta il suo terrore dell'abbandono, ci rende partecipi alla creazione delle sue opere, conservando sempre quel fare un po' irriverente, ironico e provocatorio che caratterizzò la sua personalità. Un monologo estremamente interessante ed utile, poiché approfondire la vita e le opere di quest'artista, significa anche ampliare la nostra conoscenza riguardo all'importanza che ebbero simili figure per l'evoluzione dei nostri sistemi artistici e culturali.
Susy Suarez
Scritto e diretto da Luca De Bei
con Margherita di Rauso

venerdì 27 novembre 2015

ANTIGONE - regia di Filippo Gili



In scena dal 24 novembre al 6 dicembre al Teatro dell’Orologio l'Antigone di Sofocle per la regia di Filipo Gili, attore, autore e regista, il cui cammino artistico è tracciato da un filo conduttore dominante che va ad indagare nel senso del “tragico” portato al suo parossismo, della morte, e delle sue conseguenze sulla psiche umana. I personaggi di Gili sono caratteri differenti che si confrontano con la perdita, il lutto e la necessità di crudeli scelte imposte da un destino impietoso, concentrandosi soprattutto sull'ambiente familiare, su come le conseguenze di tali accadimenti, possano stravolgere e spezzare gli intimi equilibri sui quali poggia la sua istituzione. Appare quasi fisiologico il suo arrivare ad esplorare questo testo di Sofocle, a sottolineare il forte parallelismo tra tragedia contemporanea e tragedia classica, i cui topoi restano immutati nei secoli. Gili lo fa a suo modo, ponendo l'azione al centro e gli spettatori intorno, (caratteristica ricorrente nelle sue messe in scena), per il desiderio di cercare la continuità tra platea e spazio scenico e nel tentativo di demolire quanto è più possibile la quarta parete. La sua è la sensibilità tipica di un regista-attore, molto attento sul lavoro interpretativo, che si batte per tirar fuori la verità dalla parola, cosa sempre più complicata quando si ha a che fare con un linguaggio ormai lontano dai nostri codici. La scena è essenziale, fatta di due tavoli ed una seduta, ancorate dall'alto con delle funi, così da sembrar sospese, come in una bolla nella quale accade la realtà di cui siamo testimoni. Sul suo scranno Creonte (interpretato dallo stesso Gili) siede e verga con laboriosità un quaderno, chiuso nel guscio della sua cieca ostinazione. Nemmeno la veggente Tiresia, l'unica che sembra capace di tener testa al sovrano, riesce a portarlo alla ragione. Nonostante riesca a prevedere il futuro, esso cade addosso, schiaccia e strazia ognuno di loro, sia che lo si ignori, sia che lo si conosca o si creda di conoscerlo. Il potere pretende addirittura di plasmare il futuro, per questo il suo destino è alienazione e follia. Nessuna musica, nessun effetto sonoro, ogni cosa è affidata alla forza della parola ed alla presenza scenica degli attori. Assolutamente dirompete quella di Vanessa Scalera che interpreta Antigone, sanguigna leonessa travolta dalla sua dispersione-pazzia, ma tutti gli interpreti riescono con grande talento a non far insinuare la serpe della retorica nella parola e nei gesti.

Questa Antigone è un esempio di come la tragedia classica possa ancora arrivare al pubblico con potenza, rimanendo fedeli al testo e non dovendo necessariamente stravolgerlo o sottoporlo ad improbabili rivisitazioni modernistiche.

Susy Suarez 

                                                     ANTIGONE
con    Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, Omar Sandrini, Alessandro Federico, Filippo Gili, Matteo Quinzi, Piergiorgio Bellocchio, Rosy Bonfiglio, Roberto Dellara

scene Francesco Ghisu

costumi Daria Calvelli

aiuto regia Silvia Picciaia

regia Filippo Gili


giovedì 7 maggio 2015

AFTER THE END- Regia di Luca Ligato


Scritto dal drammaturgo inglese Dennis Kelly, After the End è un avvincente thriller psicologico ambientato in un rifugio nucleare antiatomico degli anni Ottanta. Al suo interno due giovani, Mark (Alessandro Lussiana) e Louise (Valeria Perdonò), parlano di un attacco terroristico in un pub, un’esplosione nucleare che ha raso al suolo interi quartieri e ucciso una gran quantità di gente, probabilmente anche molti loro amici. Mark ha portato in braccio tra le macerie Louise priva di sensi fino a quel rifugio, o almeno, è ciò che fa credere alla giovane, la quale non ricorda nulla.
Questo è un testo dal linguaggio moderno, diretto, tagliente, dal quale monta pian piano il senso di claustrofobia, angoscia, malessere e violenza.
Un dramma sulle paure e le fragilità umane, che i fattori sociali possono tramutare in disagio psicologico e prevaricazione. Mark nasconde tutto ciò dietro un “amore” ossessivo e malato per Louise, che da “ape regina” si trasforma in vittima nevrotica. Il ragazzo anela a trascorrere la sua prigionia forzata con la donna dei suoi sogni giocando a Dungeons and Dragons, tanto che quando lei resiste, lui inizia a limitare il suo approvvigionamento di generi alimentari. Questo è il punto di rottura definitivo che lo trasforma nel lupo cattivo, svela la sua morbosa ossessione e tenta di distruggere la donna attraverso giorni di intensa manipolazione psicologica.
La scena è fredda, metallica: un tavolino, due sedie, un contenitore di provviste, delle lampadine che piovono dal soffitto. Il tempo passerà, le verità verranno a galla in un turbinio di tensioni, acuite dal logorio della fame e della sete che rivela il lato bestiale che alberga in ognuno di noi.
La regia di Luca Ligato rende giustizia alla forza di questo testo, dal ritmo serrato e senza sbavature. Per entrambi gli interpreti è certamente una grande prova d'attore, che affrontano con tutta la forza e l'energia necessaria per misurarsi con un atto unico, il quale non prevede uscite di scena, e che passa da momenti di risa e tenerezze a picchi di parossistica violenza e tensione, pianto e disperazione, lotte fisiche e verbali. Dopo la fine, i meccanismi psicologici innescati dal trauma saranno tutt'altro che prevedibili.
Susy Suarez 

AFTER THE END di Dennis Kelly
TEATRO DELL’OROLOGIO
Regia Luca Ligato con Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò, produzione Alraune Teatro

 

lunedì 4 maggio 2015

HAMLETOPHELIA-Regia Luca Gaeta


Siamo in un inferno post punk in cui tutto, dalle musiche, ai costumi, all'atmosfera dark, riporta alla Londra dei rock clubs. Sullo fondo uno schermo sul quale una telecamera proietta immagini dello spettacolo riprese dal vivo, dei frammenti di scena, dettagli di volti. Al contempo un uomo inizia a dipingerlo, e continuerà a farlo per tutta la durata della pièce, con forti e vigorose pennellate di vernice nera, che sulle prime sembrano confusionarie e casuali, una massa informe di linee di cui solo alla fine riusciremo a distinguere il senso.

A darci il benvenuto in questo scenario, Yorick, il famigerato buffone di corte di Amleto, che nella tragedia non compare se non in forma di teschio, e che il principe di Elsinore rievoca nei suoi ricordi con malinconico affetto. In questo caso però, proprio lui in carne ed ossa, ci fa da saggia guida, ed osserva il sopraggiungere delle anime di Amleto ed Ophelia che nello sconcerto si ritrovano nel cupo limbo.

Il testo è stato destrutturato per veicolare la parte più infantile dei due protagonisti, il disagio che affonda le radici quasi sempre nella fanciullezza, a cui si resta attaccati come al sogno di un paradiso perduto distorto dal tempo. Bambole, vecchie foto, bicchieri di latte, un lettino, tutto ha il sapore del ricordo, oggetti che portano all'infanzia, al senso di sconfitta e fuga dal mondo.

Hamletophelia si potrebbe definire uno spettacolo di ricerca, in cui Luca Gaeta psicoanalizza i due celeberrimi personaggi, entrambi annientati dal dolore di vivere in una realtà a loro avversa. E' un indagine sull'oppressione del ricordo, sulle ossessioni antiche che ci perseguitano. Entrambi sono incapaci di vivere una esistenza libera dai fantasmi del passato e si confessano, si purificano in preda al completo delirio. Ottima prova d'attore per Massimiliano Vado, che sembra a suo agio nei panni di questo Amleto-rockstar allo sbando, confuso e perseguitato dall'incestuoso odio che vorrebbe fare del corpo della madre il rifugio del putridume del mondo. Egli viene immaginato congiungersi alla sua Ophelia nella tragica fine. Insieme si ritrovano in questo limbo-inferno, insieme si raccontano.

Quello di Amleto è stato un testo fin troppo manipolato, rivisitato, spesso vituperato, stravolto e snaturato. Voler a tutti i costi trovare un modo “originale” per farne rivivere lo spirito ed i personaggi, è cosa ardua e si corre il pericolo di percorrere scelte dissacranti tra i mille tentativi visionari di indagare all'interno del famigerato testo shakespeariano. Alla ricerca di un' originalità stilistica e di una forma narrativa differente, si rischia che il gesto, l'espressione, diventi mera estetica più che efficace veicolo di un messaggio incisivo ed intellegibile allo spettatore. La messa in scena indubbiamente ha una sua forte fascinazione evocativa che riesce a portarci in un mood intenso e delirante. Ottima la caratterizzazione del personaggio di Yorick, a cui Salvatore Rancatore riesce a conferire quel sapore di malinconica saggezza, di buffa grazia, che probabilmente avrebbe avuto se Shakespeare non lo avesse semplicemente sepolto.

Susy Suarez 

 Info:
HAMLETOPHELIA da William Shakespeare e Heiner Muller
drammaturgia e regia di Luca Gaeta
con (in ordine di apparizione sul palco della vita)
Massimiliano Vado, Salvatore Rancatore, Federica Rosellini
Live painting di Alessandro Vitale
Costumi di Laura Di Marco
Video Lidia Cheresharova
Foto di scena Matteo Nardone
Progetto fotografico Giorgia Lucci
Locandina Carlo Vignapiano
Foto Locandina Paoloreste Gelfo
Organizzazione e produzione Luca Gaeta & Kill The Pig

 



venerdì 24 aprile 2015

VELENO, IO DI TE FACCIO A MENO - Regia di Roberto D'Alessandro



Roberto D'Alessandro ed Enzo Casertano sono delle vere e proprie macchine da guerra nel panorama teatrale comico italiano, e messi insieme su un palco, non possono che far scintille. I due attori sono perfetti in questa commedia, anche grazie alla loro lampante diversità fisica, e danno il meglio di loro tra gag, battute, giochi di parole, doppi sensi e persino “romantiche” danze. “Veleno” è uno spettacolo tutto da ridere, la cui frivolezza rispecchia la personalità dei suoi protagonisti Memè e Pepè, una coppia gay ormai attempata in cui Pepè è legato al ricordo delle sue velleità attoriali giovanili, e Memè a quello della sua fluente chioma bionda ormai persa per sempre. Dopo aver aperto insieme un salone di bellezza, miseramente andato in fallimento, i due senza più un soldo, sono costretti a vivere nell'angusto retrobottega nel quale nascondono un macabro segreto...
L'unica loro compagnia è quella di un topino a cui Pepè dà la caccia e tenta di uccidere col veleno, mentre in segreto Memè gli parla per alleggerire il senso di solitudine.
Memè e Pepè impersonificano due archetipi differenti ed i loro contrasti sono la miccia di battute esilaranti che fanno esplodere il pubblico in un' eruzione di risate.
È uno spasso anche solo la complicità ed il divertimento che dimostrano di avere i due artisti in scena, assolutamente necessaria in questo tipo di comicità goliardica e spensierata, che fa sempre bene allo spirito.
I loro sono costanti battibecchi e momenti di grottesca tenerezza che potrebbero essere quelli di una qualsiasi coppia in cui dopo tanti anni, l'amore si è trasformato in un misto di sopportazione, dipendenza ed abitudine, un veleno insomma, di cui però non si può fare a meno.
Susy Suarez

VELENO, IO DI TE FACCIO A MENO
con

Roberto D’Alessandro ed Enzo Casertano
scritto e diretto da Roberto D’Alessandro
aiuto regia – Paolo Orlandelli e Domenico Franceschelli;
scene e costumi Chiara Surro;
in video Antonio Losito e Andrea Carpiceci
DAL 21 APRILE AL 10 MAGGIO 2015
TEATRO DE’ SERVI
Via del Mortaro, 22 (Via del Tritone) - Info: 06.67
95130 www.teatroservi.it
Prezzi dei biglietti: Platea Intero € 20 - Ridotto € 16 / Galleria Intero €17 – Ridotto € 14
Spettacoli dal martedì al venerdì ore 21 - Sabato ore 17.30 - 21.00
Domenica 17.30 - Lunedì riposo