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martedì 15 dicembre 2015

THE CARNAGE-Regia Massimiliano Caprara

“The Carnage” in scena al Teatro dell'Orologio dall'8 al 20 dicembre, è la nuova pièce scritta dal regista, attore ed autore Max Caprara. Il titolo potrebbe trarre in inganno, riecheggiando quello del noto film di Polanski (a sua volta tratto da una testo teatrale), ed il fatto che Caprara si sia ispirato a questo lavoro è lampante, ma la sua abilità è stata quella di riproporre una situazione molto simile caratterizzando i personaggi in maniera del tutto originale, attualizzandone i contenuti, infondendovi il suo estro e creando qualcosa di totalmente autentico.
Protagoniste sono due coppie vicine di casa, una interpretata da Max Caprara e Veronica Milaneschi, l'altra da Michele Bevilacqua e Giada Prandi.La prima coppia da sole due settimane si è trasferita in quel nuovo quartiere, e viene invitata dalla seconda a cena a casa loro. Una cena “per conoscersi”.
In scena pochi elementi d'arredo essenziali, sufficienti a portarci all'interno di un tipico appartamento borghese, un divano di pelle, un tavolino, un tavolo da pranzo con eleganti sedie ed un balconcino con delle piante. Tutto lo spazio è delimitato da inquietanti sbarre.
Sulle prime c'è un certo imbarazzo per essere stati invitati a cena da due perfetti sconosciuti che si presentano come una tipica coppia benestante, un po' snob ma educati, eleganti ed attenti alle formalità.
L'atmosfera è civile e tollerante, offrono da bere, servono l'aperitivo ed ordinano una sofisticata cena Occitana per i loro ospiti.
La prima coppia di fronte a tale cortesia, cerca di superare l'imbarazzo e di allacciare una conversazione cordiale, ma ben presto la comunicazione imploderà, perdendo del tutto il suo valore ed innescando guerre continue, dapprima tra una coppia e l’altra e in seguito tra i due sessi.
Infatti a poco a poco nascono gli attriti, le provocazioni, il disprezzo, la rabbia, la violenza non solo verbale, in una specie di balletto frenetico in cui i ruoli e i bersagli cambiano continuamente.
L'incontro degenera in follia e si creano situazioni tragicomiche, discorsi da teatro dell'assurdo, nervosismi, tensioni, sorrisi forzati, fantomatici criceti in gabbia. Ed è proprio questo che appaiono tutti loro, uomini e donne in gabbia, stretti tra le sbarre delle proprie frustrazioni, costretti a vivere in un quartiere residenziale un tempo d'élite, diventato pian piano un'isolata periferia svuotata dalla crisi. È la guerra di una coppia verso l'altra, di due modi di vivere e di pensare, del rancore delle donne verso gli uomini, una guerra all'interno della coppia, in cui di colpo scoppiano i dissidi e i rancori da sempre taciuti, è un riconoscimento del proprio fallimento, del fallimento di un modo di vivere in cui non si è mai creduto. Un gioco al massacro appunto, nato dal nulla, che denuda le persone delle loro maschere, che le obbliga a rivelare la propria infelicità e incapacità a liberarsene, un viaggio che ripercorre l’involuzione antropologica di una società ridotta a brandelli e guidata dall'animalesco impulso di attaccarsi a vicenda. La velenosità scoppiettante dei dialoghi ben costruiti, le frasi al vetriolo e dosi massicce d’ironia che espongono tutta la piccolezza ed il ridicolo, fanno di questa pièce una esilarante tragicommedia. Il ritmo cresce incalzante grazie anche al grande affiatamento tra gli interpreti, ognuno dei quali dà il proprio contributo affinché la tensione impenni, e si arrivi a pensare che tutto possa accadere. E non si può che restare rapiti fino alla fine, chiedendosi fino a dove il carnaio possa arrivare.
Susy Suarez

THE CARNAGE
scritto e diretto da Massimiliano Caprara con Michele Bevilacqua, Max Caprara Veronica Milaneschi e Giada Prandi
Musiche originali Stefano Switala. Light designer Luca Carnevale. Costumi Daniela Cannella Scenografia Tiziana Liberotti Assistente alla regia Prisca Rebagliati Liguori. Produzione Aut-Out in collaborazione con O.T.N.I. e Sycamore T Company
prima nazionale
SALA MORETTI dall’8 al 20 dicembre 2015
dal martedì al sabato ore 21:30 | domenica ore 18:30














martedì 24 marzo 2015

INFECTION-Regia di Max Caprara


Si resta attoniti, divertiti ed incuriositi di fronte ai personaggi folli di questa commedia “esoterico digitale”, definizione che, per quanto ironica possa essere, è l’unica possibile. Esoterica perché si addentra nei meandri dell’inconscio collettivo, nei nostri sogni, nelle fiabe e nell'immaginario che prende letteralmente vita. Digitale perché la dimensione onirica si fonde al linguaggio dell’informatica in una rappresentazione puntuale della dipendenza dai social di cui tutti soffriamo. In coerenza a tale linguaggio, la narrazione non è lineare ma si articola in pixel apparentemente dissociati fra loro e si compone di una miriade di informazioni che, quasi fossero bit che viaggiano in rete, costituiscono un quadro completo una volta arrivati alla meta. Due dimensioni narrative all'interno delle quali si alternano realtà e sogno, quadri che riportano alla mente il teatro dell'assurdo più raffinato. Max Caprara, con questo spettacolo si dimostra un regista avventuroso ed un osservatore saggio di un enigma moderno. La riflessione che ci propone è complessa, tutt'altro che banale, e come al solito la affida ad interpreti strepitosi e sempre perfettamente in parte, i quali sostengono con energia straordinaria l'impalcatura di questa “commedia metafisica”. Caprara stesso in scena, è sempre pronto a mettersi in gioco e divertirsi con i suoi attori. La sua critica visionaria lascia ad ogni modo spazio alla speranza, poiché alla fine ci restano le parole, e in primo luogo la scrittura come splendida virtualità in cui vivere l'illusione. I sentimenti, filtrati dal marasma fittizio della rete, con la loro purezza, sono l'unico antivirus che può proteggerci dall'alienazione collettiva, la mortale infezione.
Susy Suarez 

 
INFECTION Va in scena fino al 29 marzo
TEATRO SPAZIO UNO vicolo dei Panieri 3
Uno spettacolo di Max Caprara con Veronica Milaneschi, Daniele Coscarella, Michele Bevilacqua, Rosario Petix, Alessandro Cecchini e Massimiliano Caprara


 

domenica 25 gennaio 2015

L'OPERA DA TRE SOLDI - regia di Massimiliano Caprara


La prima di questa opera nel 1928 fu il più grande successo teatrale degli anni venti. In oltre ottant’anni di vita l'Opera da Tre Soldi ha conosciuto migliaia di allestimenti e di rivisitazioni, e ha girato il mondo tradotta in tutte le lingue possibili. Conoscendo bene l'Opera, il numero e la complessità dei suoi personaggi, quando ho saputo che sarebbe stata messa in scena e per giunta in uno spazio che sapevo essere molto ridotto, non nascondo di avervi approcciato con animo un po' prevenuto aspettandomi una messa in scena piuttosto approssimativa, ma sono bastati pochi minuti perché le mie più pessimistiche aspettative si dissolvessero. Ciò a cui ho assistito è il lavoro di un regista che ama e rispetta la materia trattata e come un sapiente artigiano la maneggia con cura e attenzione sfruttando con sorprendente ingegno lo spazio e i mezzi a disposizione. Il pubblico è parte della mise en scène e sin da subito la quarta parete viene sgretolata. Esso è chiamato a interpretare il ruolo della cricca di mendicanti, di straccioni che verranno accompagnati a seguire le vicende dei personaggi, itinerando da una stanza all'altra dello spazio. Ritroviamo in questo allestimento tutto l'amore di Brecht per il gioco scenico, per il travestimento e lo stravolgimento di situazioni e di personaggi e tutto concorre a coinvolgere pienamente, in primis la musica della fisarmonica di Carmine Ioanna, che fa da contrappunto a tutta l'Opera e che accompagna il canto dei personaggi che interpretano le intramontabili canzoni dai motivetti orecchiabili, alcune delle quali pietre miliari, come “Barbara Song” o “Jenny dei Pirati”. I suoi personaggi dietro la loro bonaria simpatia, sono inquietanti per la loro scaltrita arte di dissimulazione, cinici, egoisti e dediti solo a se stessi, emblema della corruttibilità dell'animo umano che Brecht ben rappresenta in una delle mie battute preferite dell'Opera che Peachum dice a Brown: “ I nostri giudici sono assolutamente incorruttibili! Nessuna somma è capace di corromperli al punto di farli giudicare secondo diritto!” La parodia della malavita non è che lo specchio di tutte le dinamiche disoneste che nel mondo cosiddetto rispettabile (capitalistico e borghese) vengono ipocritamente velate da ragioni di comodo o da presunti nobili intenti. Il merito di Caprara è anche di aver messo insieme un cast di giovani attori tutti perfettamente in parte e in grado di cantare e padroneggiare la scena con sicurezza interagendo col pubblico. A partire da quel vulcano di energia di Veronica Milaneschi che interpreta la perennemente ubriaca moglie di Peachum e madre di Pollly, a cui ha dato una divertente connotazione clownesca, Max Caprara è il sornione vecchio Peachum, il classico capitalista sfruttatore di tutti e di tutto, sempre con la Bibbia in mano e la testa persa dietro il denaro, il quale vorrebbe sfruttare anche sua figlia, motivo per cui è furioso all'idea che Mackie possa sottrargliela. Gabriele Sisci è lo scagnozzo di Peachum e ci farà da Caronte, il manigoldo che guiderà la massa di noi cialtroni a seguire l'azione. Un assolutamente azzeccato per l'espressività e l'attitudine fisica Michele Brotugno nei panni di Mackie Messer, il classico capitano d'industria, circondato da accoliti devoti e asserviti dal timore e dal denaro, il quale non trascura di tenersi buona la polizia per coprire le proprie malefatte. Poi ci sono le tre voluttuose e combattive donne dell'opera: Polly è la ragazza ricca che col pretesto di cercare l'amore, cerca invece l'uomo forte e ben sistemato, che possa assicurarle una vita migliore della precedente, e Mariangela Imbrenda ne è un'ottima interprete caratterizzandola con la vocina un po' svampita e logorroica ma col piglio di colei che è in realtà molto più scaltra di ciò che vuol far sembrare, la convincente Francesca Romana Scartozzi è la prostituta Jenny delle Spelonche, Claudia D'Amico è la suadente Lucy, figlia del capitano Brown. Tutti gli interpreti son stati capaci di conservare e trasmettere l'immagine tragicomica dei personaggi di Brecht. Come non sorridere di fronte all'ignoranza e alla ridicola inettitudine del poliziotto Brown, magistralmente interpretato da Michele Bevilacqua, emblema delle istituzioni corrotte.

Brecht attacca con parole feroci una società ipocrita, sempre uguale che si sia nella Berlino degli anni Trenta o nell'Italia del duemila, là dove dominano gli interessi delle banche, lo strapotere delle borse, le connivenze mafiose, la corruzione dei politici e delle istituzioni. Il messaggio politico e morale che Brecht e Weill avevano inteso comunicare è qualcosa di forte e imperituro, per cui bisogna solo ringraziare coloro i quali hanno ancora il coraggio di metterla in scena. Un' Opera da Tre Soldi allestita in questo caso davvero con tre soldi, ma con abbondanza di passione e competenza.

Susy Suarez


Dal 15 gennaio in scena al Sidecar

“L’opera da tre soldi”

di Brecht con la regia di Massimiliano Caprara.


Scene Chiara Paramatti, M. danza Alessandra De Marco, M. canto Claudia Costantini.

Sidecar Piazzale degli Eroi 9
da giov a sab, ore 21.15 – dom 18.30


venerdì 9 maggio 2014

QUESTO NON E'UN PAESE - Regia Massimiliano Caprara e Francesco Apolloni








“Questo non è un paese”, un testo di Francesco Apolloni, attore, regista e ottimo autore di pièce di successo, per la prima volta in scena al teatro Spazio Uno dall'8 al 18 maggio.
Il titolo si riferisce alla condizione di menzogna e asservimento che il popolo italiano vive sotto il controllo della classe dirigente, una casta che tra politica e istituzioni religiose, tramite un complesso sistema organizzativo di stampo massonico, controlla realmente le nostre sorti e quelle del nostro paese, rendendolo un “non paese”, un impotente prodotto del loro potere.
Almeno questo è ciò di cui è profondamente convinto un giovane scrittore e giornalista coraggioso, (Daniel Bondì) il cui primo romanzo-inchiesta tenta proprio di divulgare tale verità e smascherarne gli implicati. Egli è un giovane di belle speranze che con la propria altrettanto giovane e bella fidanzata (Catrinel Marlon), raggiunge la solitaria villa del famoso scrittore di cui è estimatore (Massimiliano Caprara), per un intervista. Lo scrittore vive solo, paralizzato su una sedia a rotelle, e nella sua fama prova la frustrazione della consapevolezza di non essere mai riuscito a scrivere il capolavoro della vita. Il giovane non sa, che recandosi nella sua isolata e opulenta dimora, sta per fare la fine del topo che si infila nella gabbai del gatto.
Una pièce in cui la tensione sale con equilibrio fino a raggiungere le tinte fosche del noir, tra immoralità, seduzione e morte, bugie e ambiguità, non si può che restare avvinti sino alla fine dal torbido intrigo che si consuma sul palcoscenico. Gli interpreti adottano una recitazione asciutta, dal taglio cinematografico, che esprime con incisività la determinata ingenuità del giovane giornalista, l'enigmatica sensualità della sua ragazza, il sarcastico cinismo e il sottile sadismo del ricco e famoso scrittore, tutto dosato con misura, mentre lo schermo sullo sfondo evoca immagini di ricordi, sensazioni, fantasie.
Lo spettacolo è un richiamo alla realtà di un sistema corrotto in cui l'egoismo impera sulla ragione, al di là se si sia vicini o no alle varie teorie cospirazionistiche.
L'ennesima piccola perla di un autore che ha sempre tanto da dire ed emozioni da trasmettere.
Susy Suarez 

QUESTO NON E'UN PAESE

Con
DANIEL BONDÌ
MASSIMILIANO CAPRARA
CATRINEL MARLON

Regia di
MASSIMILIANO CAPRARA E FRANCESCO APOLLONI