mercoledì 5 aprile 2023

EVERY BRILLIANT THING - regia di Fabrizio Arcuri



In scena al
Teatro India dal 29 marzo al 2 aprile Every Brilliant Thing con Filippo Nigro per la regia di Fabrizio Arcuri. Il testo, scritto nel 2013 dall'autore britannico Duncan Macmillan, affronta il tema della depressione in un modo decisamente originale e privo di retorica.

Lo spettacolo riproposto da Nigro e Arcuri, diventa una vera e propria esperienza più che una semplice messa in scena. Si può dire che la pièce ha inizio ancor prima che il pubblico si sia accomodato in sala, quando Nigro si palesa agli spettatori, aggirandosi e scrutandoli tra la platea e attendendo che ognuno si sistemi al proprio posto. La “quarta parete” non può venir rotta perché in Every Brilliant Thing è assolutamente assente, e sin da subito si intuisce che non sarà uno spettacolo propriamente convenzionale.

Fabrizio Arcuri (regista e fondatore dell’Accademia degli Artefatti e direttore del Css – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia) distribuisce a molti degli spettatori dei bigliettini sui quali è segnato un numero e il nome di un oggetto o delle frasi. Sono tasselli di una lista di tutte le cose per le quali la vita sarebbe degna di essere vissuta.

Le luci restano sempre accese in sala, anche quando Nigro inizia a dare voce al suo personaggio che si racconta come in una confessione, condividendo col pubblico aneddoti e confidenze. Il primo tentativo di suicidio della madre quando era ancora bambino, la difficoltà di dialogo col padre che non sembra avere gli strumenti per affrontare con polso la situazione. L'uomo non sa come sostenere il figlio, alleggerire il suo animo dal disorientamento e dagli automatici sensi di colpa che sopraggiungono ad appesantire il cuore. Il ragazzino non riesce ad avere né conforto né un confronto con nessuno dei due genitori, così l'istinto di sopravvivenza che sopraggiunge quando il dolore stringe, lo porta a stilare la sua lista di tutte le cose più belle per cui vale la pena vivere. E' il suo modo, ingenuamente poetico, di provare a convincere la madre a non ripetere più gesti estremi, ma non sarà così, perché la donna è malata e la sua malattia inguaribile prevarica ogni cosa. Ma il ragazzino non si darà mai per vinto e continuerà a stilare la sua lista anno dopo anno fino ad arrivare a mille, duemila, un milione di voci. Ormai non può fermarsi perché la lista compone la sua identità, è il suo atto di resilienza. Ed è per sé stesso che continuerà a scriverla, per restare aggrappato alla vita e non perdere fiducia nell'esistenza. Allungandosi ed arricchendosi, la lista lo trascina nell'età adulta, verso nuove scoperte, come quella dell'amore.

Filippo Nigro, uno dei più interessanti attori del cinema e del teatro italiano, con garbo e mestiere coinvolge il pubblico non solo invitandolo ad enunciare ad alta voce, dalla propria poltrona, i tasselli del suo elenco chiamandoli numero per numero, ma rendendolo parte attiva della drammaturgia. Ecco che trascina sul palco ignari spettatori e li esorta ad incarnare i vari personaggi che si avvicendano nella narrazione. Così un signore di mezza età in prima fila potrebbe ritrovarsi ad interpretare suo padre o il suo professore universitario, una giovane donna potrà diventare la sua fidanzata o la psicoterapeuta infantile che lo seguiva a scuola. Grazie alla risposta dell’audience e alle reazioni che ogni sera scaturiscono dall'interazione attore-spettatore, la temperatura emotiva muta e lo spettacolo potrebbe essere sempre una sorpresa.

Inevitabilmente si creano situazioni esilaranti indotte dal contrasto tra l'imbarazzo iniziale degli ignari astanti designati e la loro voglia di partecipare e divertirsi. La forza dello spettacolo sono proprio questi momenti di leggerezza e ironia con i quali si cercano di ricostruire scene di fatto dolorose per il protagonista, alternati a momenti di sospensione carichi di intensità. Chissà se qualcuno dopo aver assistito a questo delizioso spettacolo inizierà a stilare la sua personale lista di tutte le cose più belle per cui vale la pena vivere.


Every Brilliant Thing

(Le cose per cui vale la pena vivere)

di Duncan Macmillan con Johnny Donahoe
traduzione Michele Panella
regia Fabrizio Arcuri
co-regia e interpretazione Filippo Nigro

martedì 14 marzo 2023

PASSANDO LA NOTTE SOTT'ACQUA - regia di Filippo Gili

 

In scena per la prima volta dal 9 all'11 marzo allo spazio Fortezza Est “Passando la notte sott'acqua” per la regia di Filippo Gili, un testo di Lorenzo De Liberato interpretato da Giorgia Ferrara, Federica Valloni e Pietro Marone.  Kay (Giorgia Ferrara) una giovane insegnante, non riesce più a dormire e non ne comprende il motivo. Il sonno ormai è solo un breve intervallo tra le lunghe veglie notturne che la lasciano fluttuare annichilita sulla noia e l'inquietudine.  Kay ormai trascorre le notti a rimuginare, immaginare, e questo suo disagio coinvolge inevitabilmente le persone che le sono più vicine (interpretate tutte da una duttile Federica Valloni) le quali cercano di capire cosa le stia succedendo. La prima è la psicologa che la segue, con la quale la ragazza fatica a trovare una connessione autentica.  Nel tedio delle sue lunghe veglie, si avvicendano la madre, la compagna con cui convive e alla quale non rivolge più attenzioni, la ragazzina sua allieva con la quale ha avuto uno scambio di sguardi troppo intenso, al limite del proibito, e che forse è stata addirittura sua amante, o forse era tutto un sogno? In questo limbo onirico vagano i personaggi, che come apparizioni aleggiano tra sogno e realtà. Filippo Gili è un regista teatrale di raro acume che riesce ad avere sempre una visione intensa e completa dei testi sui quali lavora. La sua impronta è la penetrante verità che trasmette, soprattutto attraverso un lavoro accurato e profondo con gli attori. In questo caso, il compito pare essere stato arduo poiché l'intero mondo di questi quattro personaggi, si perde nella vacuità di un' operazione cui sembra mancare una vera ragion d'essere. La mancanza di un reale arco drammaturgico e la ridondanza dei dialoghi, rendono un senso di incompiutezza, come se nella stesura dell'opera mancasse la concreta urgenza di convogliare un messaggio, di donare qualcosa di autentico al pubblico. Nonostante il buon livello interpretativo, il lavoro delle due attrici non riesce ad essere valorizzato dalla drammaturgia, e tutto resta avvilito, avviluppato su sé stesso.  Di “Passando la notte sott'acqua” ciò che resta è una nebbiosa inconsistenza che evapora via dalla testa degli spettatori prima ancora che escano dal teatro.

Susy Suarez 


PASSANDO LA NOTTE SOTT'ACQUA

regia Filippo Gili

di Lorenzo De Liberato
con Giorgia Ferrara, Federica Valloni, Pietro Marone




mercoledì 21 dicembre 2022

LA SIGNORINA PAPILLON (NEL PAESE DEI BRUTTI SOGNI) - Regia di Piero Di Blasio


In scena dal 15 al 18 dicembre al Teatro Lo Spazio “La Signorina Papillon” testo teatrale di Stefano Benni per la regia di Piero Di Blasio. 
Benni è un narratore eclettico ed estremamente prolifico le cui opere sono prevalentemente caratterizzate da stravaganti costruzioni narrative ricche di satira e comicità surreale. Con “La Signorina Papillon” Benni conduce lo spettatore nel giardino di Rose (Valeria Monetti) una donna ingenua e indifesa, mai allontanatasi dalla periferia di Parigi. Quel luogo è tutto il suo mondo. Lì trascorre il tempo a collezionare farfalle, a scrivere il suo diario e a curare le rose in compagnia di un pappagallo impagliato. Tutta l'azione si svolge proprio tra il verde del suo giardino, con l'immagine della Tour Eiffel sullo sfondo, emblema della grande città corruttrice (una Parigi di fine 800) in antitesi alla purezza incontaminata della giovane Rose. I tre personaggi che le ruotano intorno mirano a condurla proprio lì. Marie Louise (Ludovica Di Donato) la parigina spregiudicata e arrivista, Armand (Piero Di Blasio) il soldato sbruffone, Millet (Mauro Conte) il poeta mellifluo e seduttore, si fingono amici e innamorati ma tramano un diabolico piano. L'allegra cialtroneria dei tre personaggi suscita un sentimento di iniziale simpatia nello spettatore, sentimento che evolverà in un senso di inquietudine in seguito al loro trasformarsi in demoni tentatori, grotteschi e decadenti nella loro ipocrita disonestà. La maestria sta proprio nel riuscire a far ridere con quella che in apparenza è una commedia densa di nonsense e comicità delirante, di fronte alla quale è impossibile trattenersi, ma nello stesso tempo provocare un senso di disagio e straniamento. Proprio per questo il testo di Benni non è di semplice esecuzione nonostante la leggerezza. Esso necessita infatti di quattro interpreti di notevole mestiere e talento, nonché grande affiatamento considerate le dinamiche vorticose, le gag, le battute dai ritmi serratissimi, le allusioni e i giochi di parole che suonano come intricati scioglilingua. Piero Di Blasio è un attore, cantante, doppiatore e regista teatrale, ed è riuscito con la sua direzione a elaborare il meccanismo ideale, conferendo il giusto valore all'opera di Benni, rappresentata per la prima volta nel 1992 e nel corso degli anni da svariate compagnie teatrali, ma non sempre con lo stesso ottimo risultato. Ludovica Di Donato, Mauro Conte, Valeria Monetti e lo stesso regista e interprete Pietro Di Blasio, hanno tutti alle spalle anni di palcoscenico e, fusi in un amalgama corale perfetto, sanno come divertirsi e far divertire. 

Susy Suarez

LA SIGNORINA PAPILLON

(NEL PAESE DEI BRUTTI SOGNI)

di Stefano Benni

Regia: Piero Di Blasio

Costumi: Francesca Grossi

Movimenti coreografici: Felice Lungo

Luci e tecnica: Federico Luciano

Foto: Valentina Ciampaglia

Con:

Valeria Monetti

Ludovica Di Donato

Mauro Conte

Piero Di Blasio

lunedì 28 novembre 2022

DIARIO DI UN INADEGUATO - Ovvero Mumble Mumble atto II - Regia di Giuseppe Marini


Nonostante la pioggia battente di un martedì sera, il teatro Cometa Off era gremito per la prima del ritorno in scena di Emanuele Salce e il suo “Diario di un inadeguato” diretto da Giuseppe Marini, le cui repliche si protrarranno fino al 18 dicembre. 
In un gioco di metateatro, Emanuele esordisce cercando di esporre al suo compagno di scena (Paolo Giommarelli) 
 l' idea per un nuovo spettacolo che vorrebbe essere il sequel di
“Mumble mumble – Confessioni di un orfano d'arte”, pièce realmente già portata in scena dalla coppia qualche anno fa. Giommarelli sulle prime è ritroso e cerca di convincere Salce che l'idea di un sequel è troppo pericolosa non essendo quasi mai all'altezza delle aspettative del pubblico. Salce però non desiste e nello sforzo di convincere il collega a collaborare, inizia a recitare il suo copione pezzo dopo pezzo coinvolgendolo attivamente chiedendogli di interpretare prima la parte del disincantato psicologo, poi del regista teatrale cinico e un po' cialtrone. Salce apre nuovamente il diario delle sue memorie e condivide aneddoti di intimità familiare e personale svelando conflitti e disagi con la sua personale cifra elegante e raffinata, sostenuto da una drammaturgia dal lessico signorile e ricercato, intriso di educata ironia “british” anche lì dove la narrazione diventa più “esplicita”. Rivanga la sua vita da casanova solitario, schiavo della propria libertà, relegato a un'esistenza di confortevole e solinga routine. Ci porta a comprendere che il suo fuggire da qualsiasi relazione seria sostanzialmente è attribuibile al perenne sentirsi inadeguato, incapace di meritare l'amore e la stima di una donna, ma le sue certezze vacillano grazie all'inatteso arrivo di una bella australiana che si piazza in casa sua per qualche giorno. Seguono momenti di vita domestica nella grande famiglia allargata Salce-Gassman, fino a raccontare poi il suo disastroso esordio a teatro come attore e la sua condizione di “figlio di” quasi condannato alla carriera artistica, crocifisso dalle aspettative insensate dei colleghi derivanti esclusivamente dal suo cognome, come se “Salce” fosse una formula magica che rendesse automaticamente abili a calcare il palcoscenico. Emanuele ci racconta, senza pudore né remore, di quanto si disapprovasse e dicesse continuamente a sé stesso di non valere abbastanza vivendo la sindrome dell’impostore fino a pensare al suicidio. La genialità di questa scelta sta nel fatto che adesso può farlo dall'alto del suo incriticabile talento e carisma. Con la raffinatezza che lo contraddistingue dimostra adesso di poter persino sbeffeggiare quelle che furono le sue debolezze. La sua autoironia è sorprendente così come la sua singolare presenza scenica e sicurezza come artista, a cui è arrivato in seguito alla gavetta e un percorso di impegno e passione, omaggiando così il suo cognome e il ricordo del padre Luciano Salce (1922/1989) regista teatrale e cinematografico, commediografo e memorabile protagonista della vita artistica del nostro paese. La regia di Marini sceglie di lasciare la scena come una scatola nera in cui è appoggiata solo una sedia sulla quale compare e scompare il compagno Giommarelli. Efficace e coinvolgente l'intervento registico sulla ritmica che Salce ha saputo imprimere alla sua performance. Salce, in un flusso di coscienza, non smette mai di inanellare pensieri e aneddoti esilaranti che mi hanno fatto letteralmente ridere fino alle lacrime. Dipinge luoghi, cose e persone mutando vocalità, gestualità ed espressività con maestria, imprimendovi un'autenticità dal sapore retrò. Esorcizzando il passato celebra il presente. Il paradosso è che questa operazione potrebbe essere percepita come narcisistica o autocelebrativa, ma di fatto non lo è. Salce, saldo nell' “adeguatezza” del presente, condivide col pubblico il suo percorso di autoconsapevolezza con onestà. Attraverso un’intenzionale rottura degli schemi di finzione, recitando sé stesso recita l'inadeguatezza di tutti noi.

Susy Suarez 


DIARIO DI UN INADEGUATO

ovvero Mumble Mumble atto II

di Emanuele Salce

con la collaborazione di Andrea Pergolari

con Emanuele Salce

e Paolo Giommarelli

regia di Giuseppe Marini

musiche Paolo Coletta

Costumi Duma D’Andrea – Disegno luci Giacomo Cursi – Assistente alla regia Edoardo Frullini










lunedì 24 ottobre 2022

FAR FINTA DI ESSERE SANI - Regia di Emilio Russo



Questo spettacolo è un omaggio e una riscoperta e restituisce la classe con cui Gaber e Luporini affrontavano i temi universali del disagio sociale e generazionale dell’uomo contemporaneo, da una parte pronto a difendere i propri ideali, dall’altra abbarbicato ad un atavico egoismo e a fatui bisogni materiali. Gli spettacoli di Gaber, attraverso un percorso narrativo di umorismo fulminante, sempre raffinato e leggero, riuscivano a muovere corde profonde con una semplice intuizione ribadendo principalmente il valore sacro della libertà, del coraggio delle proprie idee e della dignità dell’Io. Con “Far finta di essere sani” seppe trattare, sotto vari punti di vista, la crisi dell'individuo moderno che si trova a vivere in una società preda dello stress, dell'alienazione, dell'insoddisfazione perenne, sempre impegnato a trovare modi per nascondere a sé stesso e al prossimo il senso opprimente della propria incapacità di inserirsi pienamente nel ciclo della vita. 

Fu un personaggio che restò sempre un outsider ripudiando il successo televisivo per reinventarsi e reinventare il teatro interpretando sé stesso in spettacoli ricchi di parole e brani musicali rimasti indelebili nella memoria. Molti di questi, tra i suoi più celebri, sono riproposti e reinterpretati attraverso la bravura di artisti come i “Musica da Ripostiglio” :Luca Pirozzi (voce, chitarra, banjo), Luca Giacomelli (chitarra), Raffaele Toninelli (contrabbasso), Emanuele Pellegrini (batteria e percussioni), un gruppo musicale pop-swing italiano formatosi a Grosseto nel 2009 che col tempo ha iniziato a collaborare con registi e attori del panorama italiano prestandosi sopratutto al teatro. I “Musica da Ripostiglio” si adoperano con genuinità a questa rielaborazione dell'opera di Gaber, grazie alla loro maestria musicale, l'affiatamento e il mood ironico che da sempre contraddistingue la loro produzione e le loro performance. I brani che ripropongono sono fra più celeberrimi, e i ritmi vanno dal pop, allo swing, al latino americano e al jazz. Alcuni di questi sono: Far finta di essere sani – Cerco un gesto, un gesto naturale – Lo shampo – L’impotenza – Dall’altra parte del cancello – La marcia dei colitici – L’idea – L’elastico – Il guarito – Un emozione – Chiedo scusa se parlo di Maria – Quello che perde i pezzi – La libertà. A cantare e interpretare i numerosi monologhi e sketch sono Enrico Ballardini e Andrea Mirò. Entrambi nelle vesti sia di attori che di musicisti, si destreggiano nell'uso di svariati strumenti musicali e tengono banco con un buon ritmo e il loro particolare carisma che rende lo spettacolo elegante e godibile. Gabrer fu il poeta della semplicità che seppe aprire strade nuove inventando uno stile assolutamente personale di ironia schizzata e surreale che risultava così accattivante ed esilarante anche perché confezionata su di sé, sulla sua fisicità, sulla sua vocalità, la sua mimica, la sua gestualità. Pertanto va riconosciuto il talento di Enrico Ballardini, attore e musicista, il quale non si lascia mai tentare dall'impulso dell'imitazione, trasferendo ai testi e alle canzoni una sua singolare verve. Andrea Mirò, cantautrice e compositrice polistrumentista, si alterna e duetta col suo compagno di scena in un gradevole equilibrio di cadenze, colori e melodie, in cui il ricordo di Gaber riverbera da lontano.

Susy Suarez 


ANDREA MIRÒ | ENRICO BALLARDINI E MUSICA DA RIPOSTIGLIO

FAR FINTA DI ESSERE SANI

LUCA PIROZZI
LUCA GIACOMELLI
RAFFAELE TONINELLI
EMANUELE PELLEGRINI

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
costumi Pamela Aicardi | luci Andrea Violato

produzione Viola Produzioni e TieffeTeatro Milano
in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber

progetto sostenuto da NEXT – Laboratorio delle Idee
spettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2022

venerdì 7 ottobre 2022

CASSANDRA RESURREXIT - Regia di Jan Fabre


In scena dal 4 al 9 ottobre al Teatro Vascello "Cassandra Resurrexit"  
spettacolo in cui la simbologia classica si fonde con il contemporaneo grazie alla visone dell’artista Jan Fabre che ne firma la regia. La drammaturgia di Ruggiero Cappuccio fa risorgere la forza simbolica di un personaggio mitologico che mai come in tempi di crisi e calamità imminenti sprigiona tutta la sua intensità. La sacerdotessa Cassandra (Sonia Bergamasco) appare sulla scena vestita di nero, rigida, cinta da un ampia gonna, il volto coperto da un velo. La scenografia è essenziale, quasi scarna se non fosse per statuette di legno a forma di serpenti di varie dimensioni posizionate tutt’intorno, forse a richiamare la leggenda che vede Cassandra insignita dei suoi poteri profetici dai serpenti sacri nel tempio di Apollo. Cassandra nella mitologia greca è la profetessa di sciagure a cui nessuno crede, condannata ad essere infelice e inascoltata. Alla vigilia della sciagura che la nostra epoca ci prospetta, il suo corpo smembrato si ricompone per tornare in vita, riemerge dalla terra ormai contaminata e offesa dall’azione dell’uomo e con la gola ancora strozzata dal fango, chiede di essere ascoltata. 
Fabre divide i tempi della narrazione in cinque capitoli scanditi dall’angosciante ticchettio di un orologio. Le luci e i colori mutano e Cassandra si cambia d’abito in scena facendoseli scivolare addosso uno dopo l’altro come la pelle di un serpente. Prima nero, poi rosso, poi verde, poi blu e infine bianco. Cinque colori, cinque elementi della terra vituperata in nome del progresso (i meravigliosi costumi sono di Nika Campisi). E’ questa la chiave di lettura dominante del testo, cupo e apocalittico, in cui la sacerdotessa, attraverso quella che risuona come una lunga litania, implacabile vaticina l’autodistruzione dell’umanità. L’impatto d’insieme è indubbiamente di grande suggestione. Jan Fabre è d’altronde un artista sempre teso ad oltrepassare le barriere espressive e riesce a catapultare il pubblico in una dimensione onirica e surreale in cui rende visibile la catastrofe ecologica attraverso la fusione di suoni e immagini (musiche di Stef Kamil Carlens e effetti sonori di Christian Monheim). Sul fondale la proiezione senza sosta di un video in cui si intravede Cassandra muoversi nella nebbia, che con un’ascia tra le mani, quasi come in una danza eterna, cerca di tagliare il fumo in una battaglia tragica ed inutile.  Più che una pièce quasi un’opera d’arte contemporanea nella quale però la forza del messaggio viene depotenziata da un’estetica indubbiamente intensa ed elegante ma che in questo caso risulta ostica e sabotante. Anche le indiscutibili potenzialità interpretative ed espressive di Sonia Bergamasco restano ingabbiate in uno schema stilistico che la vede adoperarsi in una lunga litania senza un coerente cambio o crescendo di tensione. Il lungimirante e intenso testo di Cappuccio, di per sé intriso di un organico aulicismo classico, tra prosa e lirica, finisce nelle maglie di una sofisticata prosopopea radical chic, e nel suo valore estetico l’emozione si smarrisce, e Cassandra rischia di rimanere inascoltata, anche questa volta. 

Susy Suarez


RESURREXIT CASSANDRA – TEATRO VASCELLO: INFO ORARI E COSTI

Dal 4 al 9 ottobre
da martedì a venerdì h 21 – sabato h 19 – domenica h 17
Resurrexit Cassandra
Ideazione, regia, scenografia, video Jan Fabre
Testo Ruggero Cappuccio
Con Sonia Bergamasco
Ruggero Cappuccio dà voce al prologo
Musiche originali Stef Kamil Carlens
Effetti sonori Christian Monheim
Disegno luci Jan Fabre
Costumi Nika Campisi
Assistente alla regia e drammaturgia Miet Martens
Direzione tecnica Marciano Rizzo
Fonico Marcello Abucci
Direzione di produzione Gaia Silvestrini
sarto durante le prove a Troubleyn/ Jan Fabre, Anversa Mario Leko
Costumi realizzati da Officina Farani
Foto Hanna Auer, Marco Ghidelli
Film
direttore della fotografia Rutger- Jan Cleiren
cameraman Kasper Mols, Charles Pacqué
aiuto regista Alma Auer
tecnico luci Duncan Kuijpers
assistente di produzione Annemiek Totté
Produzione
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival –
Campania Teatro Festival, Troubleyn/ Jan Fabre,
Carnezzeria srls, TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa
Durata: 70 minuti


lunedì 26 settembre 2022

IL COLLOQUIO - The assessment - Regia Marco Grossi


In scena al Teatro Vittoria di Roma dal 20 al 25 settembre, “Il Colloquio- The Assessment” è uno spettacolo prodotto dalla Compagnia Malalingua, fondata nel 2014 da Marianna de Pinto e Marco Grossi, attori e drammaturghi diplomati all’Accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico e vincitore del Bando SIAE Nuove Opere “PER CHI CREA” 2019. I protagonisti sono sei candidati chiamati a sostenere un colloquio di gruppo nella sede di una grande compagnia, colloquio che loro malgrado si tramuterà in un'esperienza sconcertante. Il loro “Recluter” (Alessandro Anglani), baldanzoso e pieno di sé, inizia a rivolgere ai candidati le domande di rito e a sottoporli ai test attitudinali che, sulla base di dubbie teorie psicologiche e studi sociologici, dovrebbero aiutare l'esaminatore a individuare i soggetti più “performanti”, con maggiore attitudine alla leadership e all'efficienza produttiva. Il più delle volte sono esperienze umilianti e ridicole, così come tutti gli inglesismi, tecnicismi, acronimi e abbreviazioni di cui ci si sente obbligati a riempirsi la bocca per apparire più “smart” e al passo con i tempi, vezzo di cui nella pièce si fa ampiamente ironia. Nel bel mezzo del colloquio un episodio inimmaginabile creerà lo scompiglio, e nella confusione emotiva da esso creata, tutti gli aspiranti impiegati troveranno la forza di far calare una ad una le proprie maschere trascinando il pubblico nel vortice di un'euforica tragicommedia. Dalla penna di Marco Grossi scaturisce un testo scritto con acume, dai dialoghi serrati e dai personaggi dipinti con perizia. Ognuno a suo modo è emblema della fragilità e delle insicurezze determinate dai meccanismi di performance, efficienza produttiva e competitività, ormai sempre più aggressivi che impongono alterazioni emotive e comportamentali venefiche per l'anima. In un mondo in cui non ci si sente mai abbastanza all'altezza, anche il “top manager” (Augusto Masiello), figura di cui tutti hanno soggezione per il suo potere economico ma sopratutto politico, sentenzia con fare paternalistico ai giovani candidati che “il vero vincitore è colui che è più bravo di tutti a nascondere la propria inadeguatezza”. Il potere del “megadirettore galattico” però, verrà minato da un''improvvisa e sconclusionata rivolta che si rivelerà catartica e salvifica per ognuno di loro. 

Regia ottima dello stesso autore Marco Grossi, soprattutto in relazione alla direzione attori, i quali sono tutti di indubbio talento ed esperienza, sempre in ascolto l'uno dell'altro. Si denota un lavoro sui singoli personaggi maturo e consapevole, in un impianto registico privo di inutili manierismi scenici e in cui non si ha paura di dare anche le spalle al pubblico. Ogni movimento risulta organico e in funzione del testo, ed è proprio la fluidità del reale che porta il pubblico ad agganciarsi senza fatica alla verità di ciò che accade, nonostante il susseguirsi di situazioni grottesche e paradossali. Molte le tematiche toccate con arguzia attraverso la costruzione dei singoli personaggi: il desiderio di maternità di una donna che avrebbe anche voglia di realizzarsi professionalmente (Valentina Gadaleta), l’intellettualoide disincantato e ironico (Fabrizio Lombardo), la disabile genio della matematica sempre assertiva e gioiosa (Alessandra Mortelliti), l'imbranato “figlio di mamma famosa e danarosa” eterno raccomandato (Giuseppe Scoditti), il veterano che dopo aver perso tutto, è costretto a rimettersi in gioco sottoponendosi a colloqui insieme a giovani neo laureati (Marco Grossi), il saccente e petulante continuamente smanioso di dimostrare le sue sedicenti capacità intuitive (William Volpicella). Né moralismi né retoriche, solo la disamina di un momento storico in cui i valori imperanti sono la prestazione, l'efficienza, l'arrivismo, il cinismo, nel silenzio del cuore. E quando il cuore tace e non registra più le cadenze del sentimento, il terribile è già accaduto. 
Susy Suarez 



IL COLLOQUIO - The assessment 

scritto e diretto da Marco Grossi 
con Giuseppe Scoditti, Fabrizio Lombardo, Alessandra Mortelliti, William Volpicella, Valentina Gadaleta, Marco Grossi, Alessandro Anglani e con Augusto Masiello 
assistente alla regia Monica De Giuseppe 
scene Riccardo Mastrapasqua 
luci Claudio De Robertis 
grafica Davide Petruzzella 
produzione 
Teatri di Bari 
Dal 20 al 25 settembre 2022