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mercoledì 5 aprile 2023

EVERY BRILLIANT THING - regia di Fabrizio Arcuri



In scena al
Teatro India dal 29 marzo al 2 aprile Every Brilliant Thing con Filippo Nigro per la regia di Fabrizio Arcuri. Il testo, scritto nel 2013 dall'autore britannico Duncan Macmillan, affronta il tema della depressione in un modo decisamente originale e privo di retorica.

Lo spettacolo riproposto da Nigro e Arcuri, diventa una vera e propria esperienza più che una semplice messa in scena. Si può dire che la pièce ha inizio ancor prima che il pubblico si sia accomodato in sala, quando Nigro si palesa agli spettatori, aggirandosi e scrutandoli tra la platea e attendendo che ognuno si sistemi al proprio posto. La “quarta parete” non può venir rotta perché in Every Brilliant Thing è assolutamente assente, e sin da subito si intuisce che non sarà uno spettacolo propriamente convenzionale.

Fabrizio Arcuri (regista e fondatore dell’Accademia degli Artefatti e direttore del Css – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia) distribuisce a molti degli spettatori dei bigliettini sui quali è segnato un numero e il nome di un oggetto o delle frasi. Sono tasselli di una lista di tutte le cose per le quali la vita sarebbe degna di essere vissuta.

Le luci restano sempre accese in sala, anche quando Nigro inizia a dare voce al suo personaggio che si racconta come in una confessione, condividendo col pubblico aneddoti e confidenze. Il primo tentativo di suicidio della madre quando era ancora bambino, la difficoltà di dialogo col padre che non sembra avere gli strumenti per affrontare con polso la situazione. L'uomo non sa come sostenere il figlio, alleggerire il suo animo dal disorientamento e dagli automatici sensi di colpa che sopraggiungono ad appesantire il cuore. Il ragazzino non riesce ad avere né conforto né un confronto con nessuno dei due genitori, così l'istinto di sopravvivenza che sopraggiunge quando il dolore stringe, lo porta a stilare la sua lista di tutte le cose più belle per cui vale la pena vivere. E' il suo modo, ingenuamente poetico, di provare a convincere la madre a non ripetere più gesti estremi, ma non sarà così, perché la donna è malata e la sua malattia inguaribile prevarica ogni cosa. Ma il ragazzino non si darà mai per vinto e continuerà a stilare la sua lista anno dopo anno fino ad arrivare a mille, duemila, un milione di voci. Ormai non può fermarsi perché la lista compone la sua identità, è il suo atto di resilienza. Ed è per sé stesso che continuerà a scriverla, per restare aggrappato alla vita e non perdere fiducia nell'esistenza. Allungandosi ed arricchendosi, la lista lo trascina nell'età adulta, verso nuove scoperte, come quella dell'amore.

Filippo Nigro, uno dei più interessanti attori del cinema e del teatro italiano, con garbo e mestiere coinvolge il pubblico non solo invitandolo ad enunciare ad alta voce, dalla propria poltrona, i tasselli del suo elenco chiamandoli numero per numero, ma rendendolo parte attiva della drammaturgia. Ecco che trascina sul palco ignari spettatori e li esorta ad incarnare i vari personaggi che si avvicendano nella narrazione. Così un signore di mezza età in prima fila potrebbe ritrovarsi ad interpretare suo padre o il suo professore universitario, una giovane donna potrà diventare la sua fidanzata o la psicoterapeuta infantile che lo seguiva a scuola. Grazie alla risposta dell’audience e alle reazioni che ogni sera scaturiscono dall'interazione attore-spettatore, la temperatura emotiva muta e lo spettacolo potrebbe essere sempre una sorpresa.

Inevitabilmente si creano situazioni esilaranti indotte dal contrasto tra l'imbarazzo iniziale degli ignari astanti designati e la loro voglia di partecipare e divertirsi. La forza dello spettacolo sono proprio questi momenti di leggerezza e ironia con i quali si cercano di ricostruire scene di fatto dolorose per il protagonista, alternati a momenti di sospensione carichi di intensità. Chissà se qualcuno dopo aver assistito a questo delizioso spettacolo inizierà a stilare la sua personale lista di tutte le cose più belle per cui vale la pena vivere.


Every Brilliant Thing

(Le cose per cui vale la pena vivere)

di Duncan Macmillan con Johnny Donahoe
traduzione Michele Panella
regia Fabrizio Arcuri
co-regia e interpretazione Filippo Nigro

giovedì 11 ottobre 2018

REPARTO AMLETO - Regia di Lorenzo Collalti


Tutte le volte che sentiamo il nome di Amleto nel titolo di uno spettacolo teatrale, siamo portati a pensare che ci si stia per trovare dinnanzi all'ennesima improbabile rivisitazione del classico dei classici, in nome di una sedicente ricerca artistica, ma questo spettacolo non è nulla di tutto questo, anzi, con arguta ironia dileggia proprio tale mal costume. Amleto stanco di essere maltrattato e profanato dai registi moderni, va in crisi, e colto da un esaurimento nervoso che lo porta a non capire più esattamente quale sia il suo vero senso, si ritrova su una sedia a rotelle, nel reparto di igiene mentale di un ospedale, sorvegliato da due singolari infermieri. Amleto ci viene presentato come un ragazzo giovane e fragile, il quale suscita quasi tenerezza nel suo sentirsi confuso e schiacciato dal peso del significato filosofico che da quattro secoli viene attribuito alla sua tragedia e al suo personaggio, dalla gravità di quel “dubbio universale” che si trascina dietro il suo monologo, divenuto il monologo teatrale per antonomasia.
La tragedia di Amleto in questo caso, diventa il volersi liberare dalla tragedia. Con questa pièce, che ha tutti i toni della commedia, la compagnia “L'uomo di Fumo” affronta un argomento per nulla faceto.
Il principe di Danimarca (Luca Carbone) finalmente si ribella, e prova a spiegare il suo tormento al primario della clinica (Lorenzo Parrotto), il quale per guarirlo gli propone di mettere in scena il suo psicodramma, proprio con l'aiuto dei due improbabili infermieri (Cosimo Frascella e Flavio Francucci). Ne scaturiscono dialoghi surreali, battibecchi e gag che fanno perno soprattutto sui buoni tempi comici dei due infermieri, che se pur fannulloni e indolenti, prenderanno a cuore il caso del giovane Amleto e involontariamente, con le loro parole, lo guideranno nel suo percorso di consapevolezza.
Niente scenografia, tutto poggia su un testo ben scritto, e quattro attori giovani che gestiscono con sicurezza la scena.
Il ritmo è serrato, sinergico l'incontro tra registri linguistici differenti, quello popolare e folcloristico dei due infermieri e quello del disorientato Amleto, il quale farnetica con linguaggio aulico versi del bardo e profondi concetti intellettuali.
Amleto vorrebbe solo riuscire a tornare alla sua autenticità, a spogliarsi dal fardello del suo “personaggio” e poter essere solo una “persona”. Vorrebbe rifuggire una volta e per tutte dai soprusi dei registi contemporanei, i quali non sapendo resistere alla tentazione di abbandonarsi alle più sottili analisi di reconditi processi mentali e alla ricerca di un'originalità a tutti i costi, lo rimestano sulla scena agghindato nei modi più indecorosi.
Ce la farà il giovane principe di Danimarca finalmente ad emanciparsi?
Un dubbio resta, ma che non sia amletico.
Susy Suarez 

Reparto Amleto 
scritto e diretto da Lorenzo Collalti
con Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto

Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale 
in collaborazione con L’Uomo di Fumo - Compagnia Teatrale
Spettacolo vincitore di Dominio Pubblico edizione 2017

venerdì 10 marzo 2017

REQUIEM FOR PINOCCHIO - Regia di Simone Perinelli

Dopo la scandalosa chiusura da parte della questura del Teatro dell'Orologio, in cui lo spettacolo "Requiem for Pinocchio-La scoperta dell'esistenza" sarebbe dovuto andare in scena dal 10 al 12 marzo, eccolo ospite al Teatro India per una replica straordinaria.
“Requiem for Pinocchio” è un lavoro della compagnia “Leviedelfool” scritto e diretto da Simone Perinelli, nel quale l'attore mette in scena un Pinocchio più da incubo che da favola. L'imperitura storia del burattino di legno, si tinge di una modernità decadente e claustrofobica. E' il racconto della dolorosa presa di coscienza di un Pinocchio che divenuto umano, tornerebbe volentieri indietro per scappare dall'ineluttabile destino di ogni uomo moderno, l'imposizione di una serenità fittizia e inerte.
La favola di pinocchio come pretesto per raccontare la realtà, in un intrecciarsi di metafore, simbolismi e iperboli. La scrittura poetica e surreale è un tuffo nell'inconscio collettivo, in un sogno in cui pensieri e dialoghi sgorgano senza soluzione di continuità, un vortice che potrebbe sembrare delirante, ma che in realtà ha una sua perfetta costruzione. L'attenzione dello spettatore dovrà aggrapparsi saldamente al filo di questa drammaturgia, composta da un amalgama di stili, linguaggi arcaici e moderni, jingle tv, citazioni letterarie e teatrali, iperboli, traslazioni e allegorie.
La messa in scena è essenziale, un tavolo, un microfono e qualche oggetto di scena come una corda, un lecca lecca, o una grossa testa di plastica da asino, animale simbolo del lavoro servile, perché tutti noi sopravviviamo asserviti a qualcosa o a qualcuno.
Perinelli è percorso da un'energia senza posa sin dall'inizio, gioca con la voce, il corpo, passa da un personaggio all'altro veloce come il ritmo dei suoi movimenti a tratti quasi convulsi. Diventa burattino, Fatina, Geppetto, Mangiafuoco, lesto come un folletto, e sarebbe arduo riuscire a rincorrerlo se non fosse proprio per questa continua carica elettrica che sprigiona, l'energia con la quale riempie il palco in una prova d'attore indubbiamente impegnativa, soprattutto per un attore che da solo in scena dirige se stesso, cosa che chi fa questo mestiere sa quanto possa essere insidiosa.
C'è chi potrebbe additarlo come esercizio di stile, e forse in qualche modo lo è, ma ben riuscito e mai fine a se stesso. La disamina acuta e profonda dietro la metafora fiabesca, non potrà essere colta da tutti, o comunque non fino in fondo, perché “Requiem for Pinocchio” non è uno spettacolo per chi desidera “spegnere” il cervello per un'oretta, per apprezzarlo a pieno tocca farlo turbinare, accendere l'immaginazione, avere prontezza di riflessi e di riflessione.
Susy Suarez


REQUIEM FOR PINOCCHIO
La scoperta dell'esistenza
di e con Simone Perinelli
con un estratto di “Emporium” di Marco Onofrio
regia Simone Perinelli
aiuto regia e consulenza artistica Isabella Rotolo
progetto fotografico Guido Mencari