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lunedì 7 novembre 2016

LA DURATA DELL'INVERNO - Regia di Giulia Lombezzi

E' pieno inverno, il freddo penetra nelle ossa, si approssima il Natale. Una giovane e spaesata donna dell'est, appena giunta in Italia dal suo paese, si trova a dover vivere in una squallida stanza con due materassi in terra e pochi oggetti. La sua burbera coinquilina è la padrona della baracca, che oltre al posto letto le affitta una stanza al piano di sopra in cui entrambe “lavorano” a turno. Si svolge tutta qui questa piccola grande storia di dolore e umanità, tra quelle quattro mura che loro malgrado devono condividere per sopravvivere. Andrea (Eleonora Gusmano) a dispetto di ciò che si è abbassata a fare, è una donna pulita e dolce, un po' naif, che vive nella ferrea determinazione di guadagnare abbastanza per costruire una casa nel suo paese per la sua famiglia. Tea (Ania Bogdan) appare come una velenosa megera, ma è solo un essere abbrutito dalla vita, nel cui cuore c'è ancora spazio per un po' di tenerezza. “La durata dell'inverno” è un testo ben scritto e ben diretto, in cui i ritmi seguono le dinamiche con forza e naturalezza. Uno spettacolo che riesce ad andare al di là del fenomeno sociale rappresentato, al di là della prostituzione, l'immigrazione e lo sfruttamento, è una storia di speranza e sacrificio che si articola partendo dall'estrema apparente diversità di due donne accomunate nella disgrazia e nella solitudine. Nonostante siano due personaggi molto caratterizzati, le due interpreti vi si relazionano con la giusta misura, e regalano allo spettatore momenti di poesia e anche qualche sorriso. Entrambe inconsapevolmente, donano qualcosa l'una all'altra, che le porta a un'evoluzione che toccherà il cuore.
Susy Suarez



LA DURATA DELL’INVERNO
|3-6 Novembre| Sala Teatro
FOCUS_2

| di Giulia Lombezzi | con Eleonora Gusmano e Ania Bogdan | regia Giulia Lombezzi

domenica 21 febbraio 2016

PETER PAN BEGINS-Regia di Alessandro De Feo



Peter Pan Begins in scena dal 18 al 21 febbraio e dal 25 al 28 febbraio, è uno spettacolo che toccherà soprattutto l'animo di coloro che trentenni o poco più, hanno vissuto a pieno gli anni 90 ed il repentino passaggio dall'analogico al digitale, il quale inevitabilmente ha lasciato in molti un nostalgico amore per tutto ciò che li ha incarnati, dai programmi tv, alla moda, agli improbabili accessori, i giochi ed i passatempi che ancora poco avevano a che fare con la tecnologia. Molti rimangono aggrappati alla rupe del passato che non può tornare, al sogno del paradiso perduto di un'adolescenza che sapeva ancora di messaggi scritti a penna su fogli di quaderni e giochi all'aria aperta, proprio come il protagonista di questa pièce, che addirittura finisce con l'impazzire, perso in un delirio in cui rifiuta tutto ciò che gli sta intorno. Soffre dell'incapacità di riprovare ancora sentimenti forti e totalizzanti come quello del primo grande amore adolescenziale, quello delle attese, degli incontri, delle lettere sul diario. Intorno a lui storie si intrecciano, episodi, immagini del passato si compongono e si ricompongono in una girandola di sketch brillanti e dinamici in cui gli interpreti si trasformano in una serie di esilaranti personaggi. L'autore immagina un'epoca in cui si è arrivati ad un cinismo così esasperato, da mettere in piedi grotteschi talk show in cui uomini e donne scelgono la propria famiglia digitale in diretta alla presenza di ormai altrettanto grotteschi opinionisti, i quali hanno del tutto smesso di parlare, ma non fanno altro che urlarsi improperi vicendevolmente come ossessi. La regia adotta soluzioni semplici ma che proiettano con efficacia il pubblico dentro luoghi e situazioni. In scena pochi elementi: una poltrona a rotelle, una seduta ed pezzi di vestiario attaccati tutt'intorno alle pareti con i quali gli interpreti si calano con velocità nei loro diversi personaggi, dimostrando di avere tutti un'ottima versatilità, talento e soprattutto affiatamento.
Questa piccola storia della nostalgia, non può che risultare piacevole nel suo essere briosa e tenera allo stesso tempo, e l'ammonimento finale vale per gli spettatori di tutte le età: restando immobili a contemplare il passato, si diventa vecchi senza nemmeno accorgersene.
Susy Suarez




PETER PAN BEGINS
Di e con
Alessandro De Feo, Marco Foscari, Alessia Iacopetta, Angela Pepi, Gioele Rotini


sabato 21 marzo 2015

CUORE DI TENEBRA - Regia di Virginia Acqua






Il pubblico viene accolto in sala da un' atmosfera fumosa, a ricordare i miasmi della foresta nella quale Marlow (Valerio Di Benedetto) guiderà gli spettatori a bordo del suo battello coloniale nel cuore più tenebroso dell'africa nera. Questo monologo, è un adattamento teatrale di un classico della letteratura, ed è ammirevole che venga proposto a teatro in una forma fruibile e piacevole, che non solo non snatura l'opera di Conrad, ma la rende dinamica e viva e la porta anche a coloro i quali non hanno avuto il piacere di approcciarsi al suo lavoro. Questo è un teatro della parola, affidato unicamente alla capacità dell'attore di sostenere il proprio personaggio fino alla fine e di trasmettere e creare suggestioni, immagini, emozioni, solo con la forza del verbo e della presenza scenica. In questo Valerio Di Benedetto riesce a pieno, tessendo i fili della narrazione con incisività.

In scena unicamente una panca di legno e la sua persona, in vesti coloniali di epoca tardo vittoriana, i quali bastano a trasferire visivamente il pubblico in un'altra epoca. Da apprezzare le interessanti sfumature conferite a questo personaggio letterario, che in realtà si tratta di Conrad stesso, la testimonianza autobiografica di un viaggio che si trasformerà in un percorso morale, ed in una denuncia sociale alla colonizzazione europea in Africa.

Il suo percorso può essere interpretato come una catarsi, e la ricerca del viaggiatore scomparso (Kurtz) non è altro che la ricerca di se stesso, del suo alter ego, di quella parte più tenebrosa ed istintuale di se stesso piena di pulsioni violente e distruttive. Il percorso sul fiume è una sorta di viaggio nella mente dell’uomo, dove vengono presentate le sue componenti di selvatichezza, brutalità, paura, delirio, pulsioni nelle quali è possibile riconoscere il legame indissolubile che lo lega alla foresta tenebrosa.

In pièce come questa, la regia si incentra soprattutto su una buona comunicazione con l'attore che riesca ad orientare al meglio le sue attitudini, e su un buon lavoro di squadra circa lo studio del personaggio. In questo caso la capacità di Virginia Acqua si evince dalla penetrante intensità che riesce a raggiungere l'interprete, il quale non perde mai di forza passaggio dopo passaggio.

Per un attore il monologo teatrale è sempre una sfida, se poi si tratta di un classico che esamina la follia, la parte più oscura dell'animo umano, ciò può essere una prova ancor più audace e pericolosa, che Valerio Di Benedetto supera a pieni voti.

Susy Suarez 

 DAL 19 AL 29 MARZO 2015
CUORE DI TENEBRA dal romanzo di Joseph Conrad
adattamento e regia di Virginia Acqua con Valerio di Benedetto
al TEATRO STUDIO UNO, Via Carlo della Rocca, 6