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giovedì 25 novembre 2021

LA ROTTAMAZIONE DI UN ITALIANO PERBENE - di Carlo Buccirosso


 


Carlo Buccirosso per la prima volta calca il palco del Teatro Quirino con la sua compagnia nella commedia “La rottamazione di un italiano perbene” da lui scritta e diretta, in scena dal 23 novembre al 5 dicembre. Il protagonista Alberto Pisapia (Carlo Buccirosso) si sente perseguitato non solo economicamente dallo stato che continua a inviargli cartelle esattoriali, ma anche dalla suocera (Tilde De Spirito), la quale essendo funzionario dell'Agenzia delle Entrate, diventa il capro espiatorio sul quale riversare il suo odio omicida, nonché dal cognato e la moglie (Peppe Miale e Donatella De Felice), di cui teme le trame e il tradimento. Alberto vuole combattere, non si arrende di fronte chi gli consiglia di “rottamare” i suoi debiti con il fisco. Piuttosto che darla vinta allo stato preferisce rottamare sé stesso tentando il suicidio con i barbiturici. Dietro le sue paranoie e il suo livore si nascondono non solo la paura di perdere il denaro e l'attività di ristorazione costruita in anni di lavoro, ma anche di perdere l'amore della sua amata moglie e dei figli, che in questo suo delirio gli restano accanto e lo assecondano tentando di farlo ragionare. Il ritmo incalza dalla camera da letto del presunto moribondo del primo atto alle cucine del ristorante “Il picchio rosso” del secondo. E' proprio il ristorante l'attività alla quale lui e la sua famiglia hanno dedicato la vita, messo in pericolo dalle cartelle esattoriali che arrivano regolarmente per tramite di un “minuto” postino (Davide Marotta), il quale non sarà risparmiato dalle ire violente del protagonista. I due ambienti sono ricostruiti da scenografie importanti che riprendono, così come i costumi, lo stile dei primi novecento, nonostante il testo sia costellato di battute che richiamano a fatti e fenomeni di attualità, cosa che potrebbe sembrare un'incoerenza se solo non si tenesse conto del tono marcatamente farsesco di tutta la commedia. Buccirosso padroneggia le forme della tradizione drammaturgica napoletana attualizzandola a suo modo tra paradossi, giochi di parole, gag quasi a getto continuo, che affrontano le più ampie tematiche. “La rottamazione di un italiano perbene” potrebbe definirsi una commedia “onirico/farsesca” che alla fine non ha presunzione di di darci alcuna ieratica morale, scagliare moniti o moralismi, ma solo donare sana e acuta leggerezza. Alle ripetute doglianze di Alberto, il quale si lamenta di essere stato privato di ogni suo bene economico, l'amorevole figlia Viola (Elvira Zingone) gli ricorda che in verità possiede ancora l'affetto della sua famiglia, e “la famiglia non può togliertela nessuno”. Sarà proprio l'amore dei cari infatti a rabbonire il suo odio, perché alla fine Alberto è pur sempre un italiano perbene.

Susy Suarez


sabato 9 febbraio 2019

VIKTOR UND VIKTORIA - Regia di Emanuela Gamba


Il titolo “Victor Victoria” farà sicuramente subito venire in mente il celebre e indimenticabile film americano del 1982 per la regia di Blake Edwards con Julie Andrews, ma questo “Viktor und Viktoria” in scena al Teatro Quirino dal 5 al 17 febbraio, è una commedia musicale ispirata all'anonima pellicola tedesca del 1933 diretta da Reinhold Schünzel di cui il film del 1982 fu il fortunato remake.
Per quanto ispirato dall'opera cinematografica originale, quello che ci offre Giovanna Gra è un adattamento teatrale totalmente inedito affidato alla regia di Emanuela Gamba.
La storia si svolge a Berlino, alle soglie dell'avvento del nazismo, periodo che vide una grande libertà di costumi, intenso fervore intellettuale nonostante i nazionalsocialisti stessero per prendere il potere.
In questo contesto, Susanne Weber (Veronica Pivetti) un'attrice e cantante ormai in miseria, si spinge nella grande città alla ricerca di una scrittura. Qui si imbatte in un collega altrettanto squattrinato, Vito Esposito (Yari Gugliucci) emigrante napoletano che con scaltrezza la spinge a sfruttare il suo naturale fascino androgino. Ne scaturisce un sodalizio professionale che si rivelerà la loro fortuna e darà vita a una sincera amicizia.
Tutto si gioca su un perfetto equilibrio tra farsa e sentimento, tra umorismo di parola e gag in cui il corpo è il solo protagonista riportando alla memoria la migliore tradizione slapstik del cinema muto.
Viktor und Viktoria è una commedia sofisticata in cui tra battute di spirito ed equivoci, si legge la critica a una società bigotta e superficiale e ritrae con ferocia una società in cui le persone sono schiave dei propri ruoli e dei cliché culturali finendo spesso per rinunciare a se stesse.
Si ironizza anche con leggera implacabilità sul destino delle persone che fanno dello spettacolo la propria vita, e si esaspera il conflitto tra interprete e personaggio spingendolo all'estremo. Tematiche più che attuali per questa favola musicale che vede la “Cenerentola” Susanne nella Berlino permissiva degli anni trenta, trovare la sua rivincita nonché quell'amore romantico e passionale da lei tanto spregiato e rifuggito. Tra le note delle musiche originali di Maurizio Abeni, Veronica Pivetti danza, canta, si mette in gioco con grinta e generosità supportata dalla sua fisicità esile e dalla naturale vocalità profonda pienamente a servizio del ruolo. Yari Gugliucci, col buffo incedere e l'inflessione dialettale, infonde nel suo Vito quella simpatica malinconia tipica dei personaggi del miglior teatro di tradizione popolare partenopeo. Giorgio Borghetti è il fascinoso conte Von Stein che perdendo la testa per Viktor (di cui non conosce la vera natura) sprofonda nella confusione, ma la purezza dei suoi sentimenti lo indurrà ad abbandonare ogni remora nonostante il pericolo rappresentato dalle severissime leggi vigenti all'epoca riguardo i rapporti omosessuali, fino almeno al momento in cui tutte le carte non verranno allo scoperto. Pia Engleberth è la disinibita impresaria fautrice del successo di Viktor, Roberta Cartocci è la biondissima e svampita ballerina di fila di cui Vito è perdutamente innamorato e Nicola Sorrenti è l’attrezzista Gerhardt che si farà voce dell'onda xenofoba sempre più prepotente e dilagante. La regia di Emanuela Gamba é semplice e funzionale, sostenuta dalle scene a pannelli girevoli di Alessandro Chiti, dai costumi di Valter Azzini e le luci di Alessandro Verazzi. I ritmi serrati, un cast di qualità e ottimamente assortito, fa di questo Viktor und Viktoria uno spettacolo godibile, una storia che parla d'amicizia, d'amore, di tolleranza e scelte difficili, ordita sulla doppia opposizione apparenza/essenza e vita/finzione scenica, opposizione che evidenzia come non esistano polarità nette e quanto i sentimenti possano prescindere dai ruoli prefissati della sessualità.
Susy Suarez




VIKTOR UND VIKTORIA


versione originale Giovanna Gra
regia Emanuele Gamba
con Veronica Pivetti
e con Giorgio Borghetti, Yari Gugliucci
e Pia Engleberth, Roberta Cartocci, Nicola Sorrenti
scene Alessandro Chiti
costumi Valter Azzini
luci Alessandro Verazzi
musiche originali e arrangiamenti Maurizio Abeni

domenica 9 dicembre 2018

LE SORELLE MATERASSI - Regia di Geppy Gleijeses


In scena al Teatro Quirino fino al 9 dicembre tornano “Le sorelle Materassi”, l'adattamento teatrale del celeberrimo romanzo di Aldo Palazzeschi diretto da Geppy Gleijeses. Questo classico della letteratura italiana, composto nel 1938 dal novelista toscano, è stato già oggetto di celebri adattamenti, come il film del 1943 di Ferdinando Maria Poggioli o la miniserie televisiva Rai per la regia di Mario Ferrero nel 1972. Non è semplice portare sulla scena uno dei romanzi più belli della letteratura italiana, di un autore dallo straordinario stile narrativo, ma questa trasposizione teatrale riesce pienamente a rendere giustizia all'opera grazie anche all' ottima rielaborazione del testo di Ugo Chiti.
I ritmi sono dosati con oculatezza. Un inizio dai tempi più placidi e dilatati, che aiuta a introdurre il contesto, si apre col divertente sogno di Carolina: un improbabile incontro col papa costruito con un efficace gioco di ombre, in cui la donna racconta spudoratamente al pontefice tutta la loro vita.
Con l'entrata in scena del tanto decantato nipote, il ritmo sale coinvolgendo sempre più lo spettatore nella grigia esistenza delle due zitelle, Carolina (Milena Vukotic) e Teresa (Lucia Poli), dedite al lavoro di ricamatrici per il quale sono rinomate nell'ambiente alto borghese.
Comprendiamo che le due anziane donne hanno trascorso una vita di sacrifici e austerità, motivo per cui quando piomba nelle loro vite il nipote Remo, rimasto orfano di madre (la defunta quarta sorella Materassi), vengono travolte da un vortice di quella gioventù e spensieratezza a loro preclusa e iniziano a viverla per la prima volta attraverso lui. Ammaliate anche dalla straordinaria avvenenza del giovane si ammalano di un amore cieco che risveglia in loro un misto di sopiti istinti materni e sensuali. Le sorelle finiscono con l'esserne totalmente soggiogate. Remo al suo arrivo è praticamente semi-analfabeta ma le zie riescono a fargli prendere in pochi mesi la licenza elementare. In seguito però il ragazzo si rifiuta di continuare gli studi. Remo inizia a vivere come un dandy di provincia, fannullone e pretenzioso; tutto gli viene concesso e perdonato, anche le continue scorrerie che con gli amici perpetra in casa, dando fondo alle riserve di vino e cibo delle donne, le quali paradossalmente si divertono a osservare il gruppo di giovani gozzovigliare allegramente a loro spese. Il tutto anche con la complicità della fedele serva Niobe (Sandra Garuglieri), anch'essa stregata dalla leggera alterigia del giovane. La domestica tuttofare, sorniona e semplice d'animo, con impeto di popolana, irrompe sulla scena donando il suo tocco brillante.
L'unica a essere immune al suo fascino è Giselda (Marilù Prati) terza sorella riaccolta in casa dopo un fallito matrimonio con un giovane nobile dissoluto. I rapporti con la sorella non sono idilliaci: Teresa e Carolina non hanno mai compreso e accettato la decisione di Giselda di sacrificare il dovere alla passione. Giselda, ormai disincantata, odia tutto il genere maschile trattandolo con freddezza e indifferenza.
Perfette nei rispettivi ruoli Lucia Poli e Milena Vukotic, sia per la loro fisicità esile e spigolosa, sia per la maestria con la quale sono riuscite a catturare l'anima dei personaggi di Palazzeschi. Carolina appare più tenera e remissiva mentre Teresa a tratti si mostra meno arrendevole, ma entrambe in realtà sono accomunate dalla medesima profonda fragilità. Un duo eccezionale che dosa con mestiere e talento comicità e malinconia. Il vanesio e superbo Remo è interpretato da Gabriele
Anagni, il quale comunica con incisività la mancanza di qualsiasi scrupolo morale del personaggio. La scenografia di Roberto Crea è semplice ed evocativa. Tutta l'azione si svolge in un' unica sala della casa, al centro della quale incombe il “carceriere delle due sorelle”: il tavolo da lavoro. Sul fondo un grande arco che da' all'esterno dietro il quale si profila l'ombra di un imponente albero che lascia immaginare la presenza di un giardino. I costumi hanno quel gusto nostalgico di un tempo, da quelli più rigorosi della quotidianità indossati dalle sorelle ai ridicoli “vestiti della festa”, strabordanti di trini e merletti, sfoggiati nelle due uniche occasioni in cui si allontanano dalla casa. Le musiche di Mario Incudine contrappuntano i momenti più toccanti. Struggente la scena in cui, sedute in proscenio, le donne si spogliano lentamente dalle estrose vesti pulendosi via il trucco, piegate e sconfitte e nel silenzio ci trasmettono tutto il dolore e la rassegnazione. Sembrano quasi essersi rese finalmente conto del gioco sadico nel quale sono cascate, ma nelle scene successive capiamo che nonostante tutto, non potranno mai uscirne. Ormai prosciugate nell'animo e nel portafogli, l'amore per Remo è per assurdo tutto ciò che rimane loro. Le sorelle Materassi è uno spettacolo elegante. Armonioso incontro tra teatro e letteratura dalla regia snella e organica che verrà apprezzato sia da chi conosce già il romanzo da cui è tratto, sia da coloro i quali approcciano per la prima volta alla storia di Palazzeschi. Un dramma familiare le cui tinte ironiche ne svelano tutta l’intrinseca insensatezza.
Susy Suarez

Le Sorelle Materassi

Di Aldo Palazzeschi
Adattamento Ugo Chiti
Regia Geppy Gleijeses
Scene Roberto Crea
Costumi Accademia Costume e Moda
Interpreti principali Lucia Poli, Milena Vukotic, Marilù Prati
Produzione Gitiesse Artisti Riuniti



martedì 31 dicembre 2013

PAROLE INCATENATE-Regia di Luciano Melchionna

La realistica ricostruzione della sala di un cinema abbandonato, una donna legata a una sedia è costretta a vedere il video di un uomo che confessa il suo spietato delitto, lo stesso uomo che lo guarda insieme a lei e che la tiene prigioniera.
Poi il ritmo cresce sempre di più, si viene rapiti dalla voglia di sapere, capire le regole del gioco che si sta giocando davanti ai nostri occhi, un gioco folle, contorto e subdolo senza esclusione di colpi, in cui finiamo col non capire più chi sia davvero la vittima e chi il carnefice.
Da subito è chiaro che quello a cui assisteremo è uno spettacolo forte, dalle tinte fosche, un noir che mescola e rimescola emozioni, in cui la tensione sale e scende come sulle montagne russe.
Si innesca una lotta che rivela il rapporto grottesco e malato che ha legato i due protagonisti, il mondo interiore complesso e contraddittorio dell'uomo, il suo rapporto con la realtà fragile e allucinatorio. Entrambi mettono in campo bugie, tranelli, strategie per vincere lei la libertà, lui la vendetta.
Luciano Melchionna, ideatore del fortunatissimo format teatrale “Dignità Autonome di Prostituzione”, riesce a tirar fuori tutto il pathos e la potenza della scrittura drammaturgica e a gestire al meglio le personalità artistiche dei due noti attori, a cui va riconosciuto un certo coraggio a essersi misurati in teatro con dei personaggi dal profilo psicologico non certo semplice.
Lo spettacolo sottolinea le contraddizioni di una società a rischio di disordine mentale, ci atterrisce perché mostra quanto possano diventare tortuosi e aberranti i meccanismi interni che regolano i rapporti umani e sociali, ci racconta di quando qualcosa esplode nella coppia e brucia l’amore, lo capovolge, lo profana fino all’estremo.
Ciò si associa anche al tema del tanto attuale problema del femminicidio, da sempre una piaga sociale, ma esploso solo recentemente all'attenzione dei media.
Sorprendete anche come si riesca con fluidità a cambiare registri e passare dalla trepidante angoscia, ai toni più leggeri, quasi da commedia che prende quando a un tratto tutto sembra potersi risolvere in maniera pacifica.
Un thriller psicologico, un ping pong dialettico intenso e serrato.
Chi vincerà il gioco al massacro?
Susy Suarez


ARTÚ di Gianluca Ramazzotti 
e Ente Teatro Cronaca di Giuseppe Liguoro

Claudia Pandolfi e Francesco Montanari
 in 
“PAROLE INCATENATE” 
un thriller di Jordi Galceran 

versione italiana di Pino Tierno

scene Alessandro Chiti

costumi Michela Marino

disegno luci Camilla Piccioni

musiche originali Gianluca Attanasio


26/12/2013 - 08/01/2014 - Parole incatenate a Roma - Teatro Quirino, Roma
10/01/2014 - 12/01/2014 - Parole incatenate a Pesaro - Teatro Rossini, Pesaro
14/01/2014 - Parole incatenate a Porto Sant'Elpidio - Teatro delle Api, Porto Sant'Elpidio
15/01/2014 - 19/01/2014 - Parole incatenate ad Ancona - Teatro Sperimentale, Ancona
20/01/2014 - Parole incatenate a Crevalcore (BO) - Auditorium Primo Maggio, Crevalcore
21/01/2014 - 23/01/2014 - Parole incatenate a Modena - Cinema Teatro Michelangelo, Modena
24/01/2014 - Parole incatenate a Villadossola - Teatro La Fabbrica, Villadossola
25/01/2014 - Parole incatenate ad Asti - Teatro Alfieri, Asti
26/01/2014 - Parole incatenate a Vercelli - Teatro Civico, Vercelli
28/01/2014 - 29/01/2014 - Parole incatenate a Lugano - Teatro Cittadella, Lugano
30/01/2014 - Parole incatenate a Sanremo - Sanremo, Sanremo