venerdì 25 gennaio 2013

RAGIONE E SENTIMENTO - Regia Ester Cantoni- (Recensione)


Con “Ragione e Sentimento”, in scena al teatro S.Paolo di Roma dal 23 gennaio al 17 febbraio, la Compagnia dei Borghi offre l'imperituro classico della Austen in una garbata e piacevole commedia in due atti che rianima le vicende amorose delle due famose sorelle Dashwood.
La maggiore, Elinor (Patrizia Grossi), rappresenta il decoro, il riserbo, la moderazione, la discrezione e la razionalità, mentre Marianne (Ester Cantoni), appresenta la passione, l'ardore giovanile e la vivacità intellettuale.
Questa dicotomia trova poi la sua massima espressione nel rapporto con l’amato. Elinor, infatti, pur provando un sentimento per l’impacciato e bonario Edward Ferrars (Giuseppe Renzo), non riesce mai ad esternare e vivere a pieno quello che sente. Marianne, dal canto suo, vive l’esperienza esaltante ed assoluta del primo amore quando incontra l’affascinante quanto ambiguo Willoughby (Daniele Biagini), con cui condivide gusti e riflessioni sul mondo, e ciò la porta ad ignorare con sdegno la corte del ricco colonnello Brandon (Massimo Lello). Alla fine entrambe dovranno mitigare l’assolutezza delle loro posizioni iniziali e capiranno che nell’affrontare la vita e i suoi capovolgimenti, servono in egual misura il sostegno della ragione e della passione.
La messa in scena classica e sobria trova la sua piacevolezza proprio nella linearità e nella buona riduzione dei dialoghi briosi ed eleganti della Austen,  i quali ci trascinano nell' ottocentesco mondo dell'alta borghesia vittoriana, con i suoi stucchevoli formalismi e convenevoli che a volte ci fanno sorridere, ma nella quale i meschini ed egoistici meccanismi sociali, sono gli stessi a cui siamo avvezzi nella nostra moderna quotidianità.
Susy Suarez

“Ragione e Sentimento”

con
Patrizia Grossi
Giuseppe Renzo
Ester Cantoni
Massimo Lello
Lucia Ricalzone
Giorgio Barlotti
Daniele Biagini

Regia
Ester Cantoni

Musiche & Luci Bruno Ilariuzzi
Scene & Costumi Clara Surro
Amministrazione Giancarlo Bertoletti
Ufficio stampa Valeria Buffoni



giovedì 10 gennaio 2013

LE COSE CHE NON AVREMMO MAI SAPUTO SENZA I FILM!


   1-     Non importa se siete in netto svantaggio numerico in una lotta che implica le arti marziali, i vostri nemici attenderanno pazientemente di attaccarvi uno a uno gironzolandovi intorno in maniera minacciosa finché non avrete messo a tappeto i loro predecessori.

2-     Da tutte le buste della spesa spuntano almeno una baguette e un ciuffo di sedano

3-     Chiunque può far atterrare facilmente un aereo, basta che qualcuno gli parli dalla torre di controllo

4-     Una volta messo il rossetto non andrà più via, nemmeno durante un immersione subacquea 

5-     Il sistema di aria condizionata di qualsiasi edificio costituisce sempre un nascondiglio perfetto

6-     Lo smoking è un abito da sera che va indossato con sotto alla muta da sub

7-     Da qualsiasi finestra di Parigi si vede la Torre Eiffel

8-     Qualsiasi uomo mostrerà sprezzo del dolore durante le più feroci scazzottate ma sobbalzerà quando una donna in seguito proverà a disinfettargli le ferite

9-     Se una donna dorme in una casa infestata da presenza, prenderà a investigare su qualsiasi rumore strano con indosso solo la biancheria intima

10- Le automobili che si schiantano vanno sempre in fiamme esplodendo 

11- In cucina non esiste interruttore della luce. Per illuminare questa stanza di notte si apre il frigo e si usa la lampadina interna.

12- Le madri preparano ogni mattina ciambelle e uova col becon, anche se ne i figli ne il marito hanno mai il tempo di mangiarle.

13- Chiunque si svegli da un incubo si alza a sedere sul letto ansimante

14- Non è necessario dire "ciao" terminando una conversazione telefonica

15- Anche se si guida su una strada perfettamente diritta, ogni tanto è necessario girare vistosamente il volante a destra o a sinistra

16- Un poliziotto risolve un caso importante solo dopo essere stato sospeso dal servizio

17- Tutte le bombe hanno vistosi congegni elettronici dotati di timer rossi che permettono di sapere esattamente quando scoppieranno

18- Se decidete di ballare per strada, tutti coloro in cui vi imbatterete vi seguiranno conoscendo i passi alla perfezione.

19- Tutti i letti hanno speciali lenzuola a forma di L che raggiungono l'ascella della donna, ma solo la vita dell'uomo che le giace accanto

20- Le chiavi di ogni automobile sono riposte sul parasole in modo che chiunque braccato dalla polizia possa liberamente farne uso

21- I contadini medioevali avevano denti perfetti.

22- Nelle scene di passione, sul più bello la telecamera si sposta sempre sul camino. 

23- La maggior parte dei pc portatili sono abbastanza potenti da prevalere sui sistemi di comunicazione di qualsiasi civiltà aliena che ci abbia invaso

24- Se si viene colpiti da armi da fuoco o trafitti da armi da taglio o qualsiasi altro oggetto contundente, nonostante le ferite mortali, prima di spirare si riuscirà a dissertare per almeno un altro quarto d'ora.


Susy Suarez 

mercoledì 14 novembre 2012

IL DISCORSO DEL RE - Regia Luca Barbareschi- (Recensione)


Devo confessare che dopo aver visto ed amato il pluripremiato film interpretato da due mostri sacri come Colin Firth e Geoffrey Rush, sono stata subito molto scettica riguardo questa trasposizione teatrale, giudicandola proprio in virtù del grande livello del film, un'operazione alquanto temeraria, dalla quale non mi sarei potuta aspettare altro che una delusione.
Ammetto di essermi dovuta ricredere, poiché mi sono trovata di fronte ad una messa in scena molto elegante e retta con efficacia da Luca Barbareschi nei panni del logopedista Lionel Logue, e da un sorprendente Filippo Dini nei panni del principe Albert (Bertie) duca di York, fedele alla sceneggiatura di David Saidler, a cui è stato conferito l'oscar per la migliore sceneggiatura originale proprio per “Il Discorso del Re”, ed il quale era anche presente in sala all'anteprima dello spettacolo il 12 novembre al teatro Quirino di Roma.
La vicenda ruota intorno al “problema” del duca, il quale, dopo la morte di suo padre Re Giorgio V e l' abdicazione di suo fratello Re Eduardo VIII (Mauro Santopietro) che preferì seguire le ragioni sentimentali (la sua relazione con la divorziata Wallis Simpson), a quelle di Stato, viene incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra.
Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta (Astrid Meloni), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lionel Logue (Luca Barbareschi), nella speranza di farlo guarire da quel problema che lo rende inadatto e perfino ridicolo in un ruolo così importante.
Dopo un inizio burrascoso, il Re accetta di sottoporsi ad un tipo di trattamento per nulla convenzionale.
Ma il vero asse portante è rappresentato dal modo in cui il dottore cerca di scoperchiare il vissuto di Re Giorgio VI, a scopo di sconfiggere il profondo senso di inadeguatezza che lo attanaglia, e dal al rapporto umano che si crea tra il nobile ed il dottore, il quale riesce a “ridare la voce" ad un uomo prima che ad un re.
Forse qualche scena di raccordo un po' prolissa ma necessaria per comprendere meglio l'andamento narrativo, affidata però a personaggi secondari alcuni dei quali parecchio deboli interpretativamente parlando, che dicendola un po' troppo “forte chiara” creavano l'effetto “spiegone” che dovrebbe sempre essere evitato.
Un paio di sketch inseriti forse con l'intenzione di alleggerire, ma che risultano poco efficaci, stridono e rischiano di guastare il tono della messa in scena, in cui l'elegante ironia british fa da padrona.
Molto suggestive le immagini storiche di repertorio che tra una scena ed un'altra vengono proiettate, le quali ci aiutano ad immergerci nell'atmosfera del tempo e ci ricordano che la vicenda a cui stiamo assistendo, è ispirata a personaggi ed eventi realmente accaduti.
Grande affiatamento tra i due protagonisti, che sanno e esprimere con talento e profondità il mondo interiore dei loro personaggi. Peccato per il cast femminile, davvero poco convincente. Formidabile invece Dini, il quale padroneggia la balbuzia per più di due ore di spettacolo senza mai perdere in naturalezza, risultando sempre credibile ed intenso, cosa che presuppone un grande lavoro fisico e mentale che non tutti gli attori avrebbero la capacità di reggere, uno dei motivi per cui nonostante le debolezze, questo spettacolo merita di essere visto.
Susy Suarez


Il discorso del Re
di David Seidler
Teatro Quirino di Roma dal 13 novembre al 2 dicembre
regia di Luca Barbareschi

con
Luca Barbareschi (Lionel Logue)
Filippo Dini (Bertie - Duca di York)
Ruggero Cara (Winston Churcill)
Chiara Claudi (Myrtle Logue)
Roberto Mantovani (Cosmo Lang - Arcivescovo di Canterbury)
Astrid Meloni (Elizabeth - Duchessa di York)
Mauro Santopietro (David - Principe di Galles)
Giancarlo Previati (Re Giorgio V  e Stanley Baldwin - Primo Ministro)

sabato 27 ottobre 2012

LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA-con Pierfrancesco Favino- Regia Francesco Gioielli- (Recensione)


Presentata come “lettura drammatizzata” di lettura ha molto poco, a parte il copione con cui Favino si accompagna e che lo aiuta a non perdere la corrente del lungo e impetuoso flusso di parole che è questo monologo di Bernard-Marie Koltès. Ciò non sembra limitare per nulla la forza della sua presenza scenica, non costringe la sua libertà di lasciarsi trascinare dalla marea di emozioni, immagini, visioni, di cui il testo ribolle, in un misto di istinto e consapevolezza, con una sincerità disarmante.
Da apprezzare anche il lavoro di adattamento compiuto sul testo, insieme a Lorenzo Gioielli, (il quale ne ha curato la regia), abilmente sfrondato dagli originali eccessi di lirismo. Ciò senza snaturarlo, rende tutto più fruibile e immediato, anzi, la poeticità di questo mondo notturno e visionario arriva con maggior forza, un mondo quasi onirico, popolato da personaggi borderline, mendicanti, prostitute e teppisti.
Il protagonista, con la sua parlata “straniera”, (Slavo? Nord Africano? Difficile dirlo), è un personaggio senza nome che finiamo per identificare con l'idea dello “straniero”, l'emblema del malessere, della solitudine, del sentirsi estranei, diversi, esiliati, di gente che fatica per riuscire a “nascere”, a ritrovare le proprie radici.
Favino evoca torrenti di immagini, una realtà fatta di solitudine metropolitana che è simbolica e concreta al tempo stesso, fisica e metaforica, carnale e poetica, urlata e sussurrata. Riesce con intensità a rendere tali metafore ardentemente vive, corporali, tangibili, lasciando però sempre delle domande, l’attesa, la sensazione di un viaggio nell’intimo denso di rabbia e nostalgia.
L'onestà con cui Favino riesce a vivere i suoi personaggi è un onestà che lascia attonito lo spettatore non abituato a riceverla con una tale potenza e nello steso tempo poi, con una tale semplicità, solo in una scena vuota senza nient'altro che una giacca sdrucita e il copione in una amano.
Vedere Favino in scena è un esperienza da non perdere, poiché dimostra in teatro come al cinema di avere quel talento fuori dal comune che lo ha reso l'attore di fama che merita di essere.
Susy Suarez 

                               Pierfrancesco Favino
in
“LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA“
lettura drammatizzata da Bernard-Marie Koltès
regia di Lorenzo Gioielli



Andato in scena il 26 ottobre nell'ambito del progetto "REP", un’operazione straordinaria che non ha precedenti nella programmazione teatrale nazionale.
Quaranta attori si sono riuniti nell’associazione culturale Gruppo Danny Rose, e hanno deciso di diventare impresari di se stessi per sfidare la crisi strutturale che sta attraversando la scena italiana, giocando autonomamente al ‘rilancio’ con ben 27 spettacoli, proposti a rotazione in una programmazione che vede un doppio spettacolo al giorno per 2 mesi consecutivi, al Teatro Spazio Uno di Vicolo dei Panieri 3 

venerdì 5 ottobre 2012

E'VERO (Radiance) - Regia Paolo Sassanelli (Recensione)


 In scena al Teatro Spazio Uno il 4 e 5 ottobre (repliche  20, 21, 23, 25  ottobre) questo testo del'autore australiano Nowra, è un perfetto esempio di drammaturgia contemporanea di qualità, pregno di passione, sentimento e sorprese che incollano letteralmente gli occhi e le orecchie dello spettatore al palcoscenico. Questa messa in scena per la regia di Paolo Sassanelli, rispetta e valorizza l'anima dell'opera, grazie anche al talento di tre attrici che se pur molto diverse tra loro, riescono ognuna a trovare una verità nei loro tormentati personaggi e a risultare credibili nei panni di tre sorelle.
Ci troviamo di fonte al dramma familiare di tre donne che si rincontrano dopo una lunga lontananza il giorno del funerale della madre, un padre mai conosciuto, figura su cui aleggiano inquietanti segreti. Tre personalità perseguitate ognuna dal proprio bagaglio di ombre e fantasmi del passato, dal quale, finalmente insieme, tenteranno di liberarsi. Grande energia delle tre interpreti, ritmi mai calanti, scene pregne di pathos in cui non mancano sferzanti battute che giungono nei momenti giusti a smorzare i toni della tragedia e fanno ridere di gusto. Suggestive le diapositive proiettate tra un cambio di scena e l'altro, che insieme alla musica, rimandano a ricordi di un infanzia perduta, ad attimi di malinconica serenità. Uno spettacolo da non perdere e da promuovere, essendo anche uno dei tanti in scena al Teatro Spazio Uno nell'ambito del progetto “REP”, la compagnia di repertorio: un’operazione straordinaria che non ha precedenti nella programmazione teatrale nazionale.
Quaranta attori si sono riuniti nell’associazione culturale Gruppo Danny Rose, e hanno deciso di diventare impresari di se stessi per sfidare la crisi strutturale che sta attraversando la scena italiana, giocando autonomamente al ‘rilancio’ con ben 27 spettacoli, proposti a rotazione in una programmazione che vede un doppio spettacolo al giorno per 2 mesi consecutivi. Questa operazione dimostra come grazie a Dio reagire si può, e come noi attori possiamo avere la forza di non lasciarci spegnere umanamente ed artisticamente dall'attuale sistema produttivo.
Susy Suarez


E'VERO (Radiance)
con MARIT NISSEN, GIULIA WEBER, GIULIA FRANCIA
Regia di PAOLO SASSANELLI

venerdì 28 settembre 2012

CRONACHE D'UN UOMO D'AFFARI IN TEMPO DI GUERRA - Regia Roberto Pappalardo (Recensione)


     Lo spettacolo “Cronache d'un uomo d'affari in tempo di guerra”, è in scena al teatro Vittoria dal 27 al 29 settembre, e partecipa alla nuova edizione del concorso “Salviamo i Talenti”, un'iniziativa che ha l'intento di dare la possibilità a talenti ancora sconosciuti di mettere in scena per tre serate la propria opera.Gli spettacoli in concorso sono quattro, e concorreranno per aggiudicarsi il Premio Attilio Corsini. La giuria sarà composta dal pubblico stesso che, dopo aver assistito a tutti e quattro gli spettacoli, sceglierà il suo preferito. Insieme alla giuria del pubblico ci sarà anche una giuria di addetti ai lavori: produttori, registi, direttori di doppiaggio, direttori di teatro… affinché, oltre a dare il loro parere di esperti, abbiano l’occasione di conoscere dei nuovi talenti che potrebbero così trovare delle opportunità di lavoro. Una lodevole operazione che cerca di essere anche uno stimolo per il pubblico, direttamente coinvolto nell’importantissimo compito di scegliere il suo Teatro e il Teatro di domani. Per agevolare una partecipazione che sia la più ampia possibile, il costo dell’abbonamento per i quattro spettacoli sarà di soli 20 euro e darà diritto a far parte della giuria. Tra gli spettatori che comporranno la giuria verrà sorteggiato un abbonamento in omaggio per la stagione 2012/2013 del Teatro Vittoria.
Questo spettacolo in concorso ci porta in Polonia tra il 1935 ed il 1945. Il protagonista è un imprenditore coraggioso e spregiudicato, intenzionato a trarre il massimo profitto dalla situazione bellica. Riesce, grazie ai suoi abili intrallazzi, a stringere solidi rapporti d'affari con i nazisti che occupano la Polonia. Apre una fabbrica e per la produzione utilizza manodopera ebrea. Con il passare del tempo e il crescere delle persecuzioni la sua fabbrica dà rifugio ad un numero crescente di ebrei, che così sfuggono alla deportazione nei lager e a morte sicura. L'industriale finisce per trovarsi sempre più coinvolto in un sistematico impegno umanitario teso a salvare vite umane, ricorrendo a questo scopo anche alla corruzione dei gerarchi nazisti ed all'imbonimento di un crudele comandante del campo di sterminio di Cracovia, al quale riesce a sottrarre parecchi internati. A guerra finita l'imprenditore-eroe ha esaurito completamente il suo patrimonio, ma ha salvato più di mille ebrei e a lui andrà per sempre la loro riconoscenza e quella dei loro discendenti. Chiaramente tratto dal libro “La lista” di Thomas Keneally, dal quale Spielberg a sua volta ha tratto il suo ancor più noto e pluripremiato film “The Shilner's list”. La trasposizione scenica di un lavoro dalla simile mole di contenuti, immagini ed emozioni, potrebbe apparire pretenzioso, di certo non semplice, motivo per cui ho trovato pregevole il modo in cui in questa piecè si sia riuscito a condensare una storia tanto appassionante, proprio perchè non si limita ad essere solo una semplice narrazione del dramma dell'Olocausto; quest'ultimo, anzi, sembra fare da sfondo a ciò che viene narrato. Attraverso la raffigurazione di vari personaggi, si afferma la trasversalità di un dramma che va oltre le nazionalità dei popoli, e che ha riguardato tutta l'umanità. Ne esce fuori un lavoro alleggerito dall'originale crudezza. Il narratore che fa da raccordo è l'umile contabile ebreo della fabbrica, che attraverso la sua macchina da scrivere, ci guida nello spazio e nel tempo dell'azione. Ottima la scelta delle musche che contrappuntano i momenti più emozionanti, lì dove le parole non sono necessarie. Nonostante la sintesi i personaggi non perdono il loro spessore e la storia si dipana con equilibrio riuscendo a raggiungere atmosfere di grande intensità emozionale soprattutto nell'ormai ai più conosciuto finale, che non può non smetter di commuovere ricordandoci che “Chi salva una vita salva il mondo intero”.
Susy Suarez

P.S.
Queste sere andate al Vittoria! Salvate i talenti!

“Cronache d'un uomo d'affari in tempo di guerra”
con
Mario Merone
Pio Stellaccio
Roberto Pappalardo
Silvia Imperi
Maria Scorza

scritto e diretto da Roberto Pappalardo
costumi e scene: Stefania Pisano
musiche originali: Pascal Marchese



domenica 22 luglio 2012

L'IMPORTANZA DELLA RUOTA PER IL CRICETO - Regia Antonella Civale (Recensione)


Il teatro Belli di Roma dal 9 al 28 luglio è aperto alla rassegna “Open Space” , una pregevole iniziativa atta a dare spazio a nuove proposte teatrali, compagnie giovani, testi che siano una boccata di aria fresca, proprio come questo “L'importanza della ruota per il criceto”, per la primissima volta in scena il 21 e 22 luglio, scritto e diretto da Antonella Civale. Protagonista della storia è Maurizio, trentacinquenne, immerso in una soffocante vita di provincia, i suoi incerti tentativi di combattere l'indolenza di un'esistenza in gabbia, i viaggi intorno al mondo dai quali però torna sempre a rifugiarsi lì, un dolore improvviso che concorre a paralizzare ogni suo slancio. Grande prova d'attore per Pio Stellaccio, quasi sempre in scena, sviscera nel suo monologare il mondo interiore del protagonista con grande passione in ogni  sfaccettatura, la frustrazione del non poter reagire, le amare ironie, il sentirsi piccolo e non abbastanza forte da riuscire a crescere, la rabbia per la consapevolezza della stasi in cui lentamente muore. Toccante Masaria Colucci nel ruolo della madre-chioccia, che ricorda con tenerezza un po' anche la nostra di mamma, apprensiva e sempre orgogliosa del suo eterno bambino, nella sua semplicità d'animo però, riesce a riconoscere gli errori che ha commesso a cui capisce di non poter porre rimedio ormai. Eclettico e sempre convincente Giuseppe Pestillo in tre ruoli chiave e molto diversi: il marziale e severo cugino, mortalmente conservatore, il quale disapprova i timidi tentativi di Maurizio di allontanarsi dal suo piccolo e rassicurante mondo di periferia, poi lo spocchioso bellimbusto dell'esilarante “primo appuntamento al ristorante” a cui Maurizio si troverà ad assistere da cameriere, ed in fine il mendicante, quasi una proiezione del protagonista, le sue paure e frustrazioni incappucciate, sulle quali riverserà ceco, tutto il suo livore.
Un testo che non lascia indifferenti, che ci mette in guardia sul pericolo di finire senza rendercene conto intrappolati in una di quelle ruote per criceti, sulle quali si corre, corre senza muoversi di un millimetro, ma che diventano importanti per chi ha bisogno di illudersi di andare da qualche parte per non impazzire.
Susy Suarez

L'IMPORTANZA DELLA RUOTA PER IL CRICETO

Uno spettacolo scritto e diretto da Antonella Civale e interpretato da:

Masaria Colucci
Antonella Civale
Camilla Fraschini
Giuseppe Pestillo
Pio Stellaccio

Il 21 e il 22 Luglio al Teatro Belli, Piazza Sant'Apollonia, Trastevere.

Prima dello spettacolo buffet per il pubblico!